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September 02 arrriiiiiiiiiiiivederciiii... Roma. Volevo darvi l'arrivederci. Domani parto per un mondo dove questo blog e la mia scrittura non esistono. In compenso esisterà molta gente di cui non me impippa un cavolo fritto, molto studio e tanto alcool. C'è chi scommette che sia meglio. Adieu. - Ps: La grafomania non è un male curabile, c'è solo la possibilità di renderlo meno che un male, qualcosa di produttivo. Se mai questo avverrà, mi ritroverete sui quarti di copertina. Altrimenti farò in modo di farvi pervenire quanto prima l'indirizzo dei miei nuovi blog, anche se come te, non c'è nessuno. September 01 Cazzuole Ho da ridire su qualcosa che non mi va. Innanzitutto, i capelli a cazzuola. Nessuno di noi è nato con un mango in testa, non vedo perchè ci sia gente ostinata a volersi trasformare in un orto botanico col beneficio dell'ibridismo. La moda, si sa, è parente della letteratura, almeno fin tanto che Barthes lo profetizza. - Nessuno ha ben capito che cosa volesse dalla vita Barthes, e come mai avesse sempre maledettamente qualcosa da dire, fatto sta che a una prima lettura delle sue opere ho avuto una reazione molto simile a una chiassosa sindrome di Stendhal incrociata a un gaudente e crogiolante godimento eroto-sentimentale, e ho vagamente arguito che ci fosse una linea rossa ad unire questi due campi, intendo Letteratura e Moda, ma il senso profondo della cosa non ve lo so ancora spiegare, perchè parte della mia concentrazione mentre affondavo nel catalogo Argento- Verde dell'Einaudi, era momentaneamente eclissata su una Centos -. Dicevamo comunque della ignobile tendenza all'uniformarsi, e fin qui nient'altro da aggiungere che non sia stato già rimasticato dalla dentatura millenaristica di una generazione dedita al sandalo gesuitico e il pantaloncino corto fino alla pubertà; ergo, i nostri nonni e i padri dei nostri genitori. Oggi giorno, ci si veste tutti uguali, le ragazzacce mettono le magliette che gli se vede l'ombelico, e i ragazzacci hanno il cavallo dei pantaloni rasoalluce. Si, Nonno, hai perfettamente ragione, d'altronde come negarti il merito dell'esperienza. - Comincio amaramente a pensare che i benefici di questa si annullino progressivamente e in maniera proporzionale per evitare di sbilanciarci in vecchiezza verso una troppa intelligenza, cosicché dio ci ha fornito della possibilità del ricordo e dell'impensierimento che con questa ci viene, ma nello stesso tempo evita di oliarci giorno dopo giorno le rotelle cerebrali; esperienza e aterosclerosi; ci sarà un motivo per cui la goliardia dell'innocenza è ancora al top delle ten -. Non mi interessa la serializzazione su vasta scala delle multinazionali del tessuto, lo sfruttamento delle filiali oltreconfine dei tessitori minorenni, la malconcia banalità delle ripetizioni, l'anticipazione metafisica della morte tramite la virulenta assenza del diverso, la derisione pubblica e l'esclusione dal consorzio sociale di colui che veste di panno di sacco, la superficialità e le frivolezze insite nel quotidiano della generazione del computer. A me mi stanno sul culo quelle che si fanno i capelli a cazzuola perchè è figo. La cosa non ha un senso logico, se non appunto rimandando a tutto quello che ho appena proclamato essere al di fuori dei miei interessi. Se sei una modesta squadrata bellezza, benedetta dalle miopie altrui più che da una oggettiva piacevolezza dei tuoi lineamenti, conviene adoprarti fino a quel tanto che la cosmetica ti concede - ed è oramai un'arte ben affinata, se potevano fregiarsene le sacerdotesse di Nehkbet. L'acqua-e- sapone è un miraggio immemore, il residuo di vecchie pellicole di cinema neorealista polacco, o retro post- moderno, molto alla Dogma, o Lars Von Trier nel primo periodo. Le donne si truccano e sono belle perchè si truccano. Le donne si acconciano e sono belle perchè si acconciano. Nessuna si lascia crescere un cesto di vimini sulla fronte, anche se la naturalità così vorrebbe, e d'altronde richiederebbe anche un'altra serie di elementi che il vivere in civiltà ha provveduto artificialmente ad eliminare per la fortuna di tutti ( da poco è stata annunciata l'inaugurazione del Giorno della Ceretta, istituita la festa nazionale del Rasoio, e ciliegina sulla torta, una festa patronale in onore delle Creme depilatorie). Dunque, miei cari, sono fiera d'esser parte di quella porzione di femmineo che ha capito l'importanza dell'artificialità come supporto e controparte essenziale della vezzosità. Ma, e qui si ritorna alle sviolate da mos maiorum, a tutto c'è un limite, e il troppo stroppia, detto anche l'eccesso è un privilegio degli eccessivi. Se sei una cellulitica baldracca da cabaret serale, evita di incidere nel mondo e fatti ombrosa creatura delle notti. Rinuncia a spiccare nella magnificienza delle tue lipidinose cosce perchè Mary Quant è esistita. Anche la regina Vittoria è stata, e per la fortuna di alcuni occhi e alcune forme, inventò i mutandoni di lana. Se sei un'ignobile emulo delle copertine di Velvet, senza avere niente della flessuosa mobilità di certune modelle, abbi coscienza che certi centimentri di troppo vanno coperti, e ancora di più, il tuo viso non ha la stessa degna perfezione delle adolescenti dell'Est, per cui Tre centimetri di bistratura sull'occhio non fanno che accentuare il tuo strabismo. Una montatura spessa e una visita dal miglior oculista della zona sarebbero soldi certamente meglio impiegati che non la puntata settimanale da Limoni. E il tuo parrucchiere dovrebbe avere coscienza della geometria. Un attestato di partecipazione al miglior corso per coiffeur avrebbe dovuto redarguirlo cerca le ancestrali voglie delle Ventenni Indie; certo è che poco gli importa, per cui non è da attribuire a lui la colpa di certe maldestre sforbiciate, se esse sono richieste da te, solamente in virtù della tua bassa volontà di adeguarti alla radicalità di certe mode. Sei una grassa morettona del sud, impiastricciata di Kajal da 4 soldi, e intabarrata con il peggior completino a righe della collezione H&M dell'anno prima, e non ti rendi conto di essere la caricatura maldestra di un Tipo Imposto. Ti sei fatta circuire la testa da una Cesoia per Erbaccia, e ora hai un caschetto da paggio rinascimentale che ti impacchetta la testa. E sei convinta di essere bella, di essere cool, di essere in linea. Questo perchè? Perchè dovrai passare 3 ore ad infiocchettarti di perle di plastica con la tua migliore amica, prima di poter fareil tuo trionfale ingresso sulla passerella del Concerto dei Jennifer Gentle a Milano, un trio di invertebrati menestrelli dell'ultimo lustro, ennesimo tributo alla moda dell'Anti-divo underground, con una parlata sottotono, jeans castragingilli e voce adenoidea da dodicenne fumatrice. Io il mondo non lo capisco, Roland Barthes sicuramente sì. Apparato Iconografico e Rimandi: Capelli a Cazzuola. ![]() Babbo Barthes. ![]() Regina Mutanda. Mary Quant (o La Liberatrice): Una che si poteva permettere - forse - i capelli a Cazzuola. August 14 w w l'ape reginaNon contiamo il fatto che l'elenco delle mie sfortune in fatto di debolezza fisica stia malauguratamente assumendo i connotati di un'anagrafe comunale da grande metropoli; evitiamo di sbilanciarci sulla pedante enumerazione di una serie sconfinata d'acciacchi che da giugno banchettano sulle mie membra vessate; ho uno spiritello infame che mi capitombola nel padiglione auricolare, lo sento spifferare malignità con un gorgheggiante vociare da Agapornis, ha i piedi di capra e le corna ritorte, risponde ai requisiti medi richiesti a qualsiasi satiro che si possa dir tale. Sorvoliamo su attacchi d'ansia, ritardi mestruali, ascessi dentali, orecchie turate e ponfi di zanzara.
Sorvoliamo su tutto questo e meditiamo signori, meditiamo sull'immensa fortuna che mi vede circondata di gente ad ogni attimo della mia vita. Meditiamo sulla folla dionisiaca e sui biglietti aerei, sugli assolutamente vacui aneddotti snocciolati davanti a tavoli grezzi d'osteria, divani tarlati e ostelli fortuiti.
Per una volta, mi sono stancata dell'umanità, la vità è altrove, la mia vita sfrigolante su immense padelle di riso, calcagni frustrati e biglietti metro d'ogni donde. Per una volta, mi sono stancata di sentirmi ricercata, mi sono stancata di dover fare buon viso a cattivo gioco, mi sono stancata di dover assentire, rispondere, ascoltare. Per una volta, cristo, vorrei il privilegio di attraversare il mondo con sfilze di cotone a turarmi entrambe le orecchie, per una volta vorrei lamentarmi dell'immensa fortuna di non essere mai sola.
Ho tre tarli che mi macinano la testa, me lo impastoiano, me lo impoltigliano. Ho tre tarli e uno spiritello infame, lo stomaco bucato, e troppa poca erba nel circolo delle mie più fonde arterie. Ho tre tarli, poco tempo, molti sogni, una straripante necessità di isolarmi, di non sentirvi, di non interessarmi.
Lo sai che ? No.
Lo vuoi sapere che ? No.
Sai che mi è successo ? No.
No no e no. Non voglio sapere niente, nulla voglio conoscere, nulla voglio controbattere.Non voglio avere antenne, stazioni radio, ricezione, campi magnetici, elettrodi ai polsi, telefoni squillanti e caselle di posta vomitanti inutili avvisaglie di trite notizie.
Voglio stare per i
maledetti
fottuti
lontanissimi
e sacrosanti
cazzazzi miei.
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Abbiamo trasmesso: Ciò che mai avverrà, rubrica semestrale enumerante le sofferenze infinitesime di una provincialotta perennemente incazzata in scontro con il mondo, invischiata in una diseguale distribuzione degli eventi che capitano ad altri, mai a lei.
Non accadrà mai:
Che domani mi svegli con i capelli biondi
Che il mondo cominci a giare in senso opposto
Che Berlusconi muoia domani con un corno di rinoceronte nel culo
Che io mandi realmente affanculo tutti, come anelo fare da 2 mesi a questa parte.
May 14 Bandiera Bianca, tu vedrai che qui si canta. Avere troppe parole nella pancia è come dover fare a meno di un lassativo dopo aver mangiato un casco di banane. Su questa massima vitalizia, stendiamo lo stendardo funebre di un risveglio poco propenso ad essere tale, così ci ciancichiamo gli occhi, premiamo sulle ciglia e mangiamo la testa di una scamorza finalmente salata senza esser troppo convinti di niente, al solito, e guardando srotolarsi al seguito del 20 aprile, una serie inconsueta di microavvenimenti poco catalogabili. Maldestra, si punse le dita con il filo da cucire, sarebbe a dire che rinunciò al suo arazzo prima ancora di averlo cominciato, e allo stesso modo arrotolò fogli enormi fatti di pagine a quadretti, e decise di preferire di no. Preferisco di no. Il problema di quando leggi troppo e in velocità, è che nella tua testa si accumulano una periferia di segmenti citazionistici di cui non conosci più l'origine, e la flagranza del tuo oblio ti spinge a considerarti più ignorante di chi sciorina nomi e frasi senza il lenitivo (per gli altri) del dubbio. Preferisco di no. Senza che sia possibile premeditare una data, viene il giorno in cui Achille abbandona le armi, e Bartleby la penna. Sono iscritta nell'universo degli scrivani impazziti, delle righe copiose e copiate, delle revisioni mancate e dei progetti abortiti. In fondo si può essere accusati di omicidio, per non aver pianto al funerale della propria madre. Quante storie e persone puoi conoscere nel giro di un'ora? Quante ne ascolti e senza rendertene conto dimentichi dopo pochi giorni. Ma basta in realtà ancora meno. L'universo proteiforme dei racconti che ascolto ha un movimento inevitabile verso il centro, tende sempre più a mummificarsi in una poltiglia poco definibile, un bolo pastoso dal colore informe, dal sapore spento. Fra due anni cosa ricorderò di un mese che non ho scritto? Fra ancor meno, cosa potrò ri-narrare se non quello che viene vissuto insieme ad altri? E lo racconterò solo grazie al loro aiuto, e comincerò a vivere nel ricordo secondo quando mi viene detto da loro, attraverso i loro occhi e il loro coefficiente d'errore umano. E d'altronde non crediamo alla veridicità della scrittura diaristica. La filigrana degli eventi non sarebbe resa come tale, e dovremmo spingerci all'utilizzo di due modalità narrative estreme: - La prima che si tenda al massimo dell'oggettivismo e della parca osservazione descrittiva. Esempio: Sveglia alle ore 9.30. Yogurt all'ananas, caffè riscaldato al microonde, 20 pagine finali dell'Immoralista di Gide. - La seconda, al contrario, carica dell'impressione, della sensazione, della minuzia, del dettaglio. Non basterebbero i volumi della Biblioteca babelica per trattenere la sensazione della vita vera, dei nostri pensieri in quel luogo e in quell'atto. E così siamo destinati a dimenticare, e del mio mese di follia, delle mie zingariate italiche non rimane che il sapore scialbo di una compilazione. E allora? Preferisco di no. Preferisco buttare la spugna, mollare l'osso, issare bandiera bianca. Preferiamo arrenderci al frammentarismo, alla dimenticanza, al presupposto dell'esser lontani e irrangiungibili, preferiamo tutto questo alla definizione. Io non scriverei mai che la Marchesa è uscita alle 5. Siamo qui, per ricordare le bozze di una parlata marchigiana al limite dell'inconoscibile, un tafferuglio llinguistico di cui si è potuto rilevare, dentro una stanchezza immonda, la dolcezza della semplicità, il valore dell'ignoranza, la rivalsa dell'umile, una storia mal raccontata e poco fruibile, un nenia rotta e stordita, sopra la sedia di plastica del pronto soccorso di Civitanuova marche. - Cosa mi racconti? - Mah, niente. Guardo il mio brutto arazzo giacere dimenticato nell'angolo destro della stanza. Intorno a me, ci sono le consuete milleduecento sigarette fumate, il torsolo della mela, il cellulare. In tutto questo, la preoccupazione della concretezza, lo spingerci nella vita, non ci prosciolgono dall'accusa di non aver detto. Perchè tutto quello che è vita, diventa a un certo punto ricordo d'essa, e non ha più valore se non nella sfumatura giusta di una foto, nell'inclinazione esatta del rigo scritto. Abbiamo dunque vissuto? abbiamo forse visto città, abbiamo forse scorto via dell'Amorino con una ruspa gialla tra marciapiede e muro? abbiamo guardato occhi sovietici, abbiamo bevuto birra e disegnato sulle patate un sorriso? abbiamo letto e abbiamo pianto sulla meritevole mancanza di lacrime del Signor Meursault? Niente di tutto questo è accaduto, in fondo, e ora torniamo a tradurre l'introduzione all'edizione critica della mors le roi artu, edita da Jean Frappier, Paris Gallimard, 1968. April 20 Ho fame.- Non è come pensi! Ci sono andata a letto solo per questioni letterarie!
April 10 _ - Non noti un certo dinamismo in questa banana? - Sì... è un po' tortile. Dialoghi di merenda. April 07 Piccoli pensieri il 7 d'aprile - AH. L'aria di Primavera. Giustizia sia fatta dentro le pance della gente, mentre tu da un Imbuto d'Oro, suggi le bellezze ferine di una notte che dura fino allo zenit del giorno dopo. - April 01 ttaiga Perchè il vino a volte è scala di sogno A. Machado. Salendo le scalette di gesso, ci immergiamo nella più fonda della leggerezze, prima le estremità sottili, le unghie smaltate, i corpi limite, le ossa lontane. Non c'è nessun'acqua, e sentiamo il brivido freddo della ghiacciaia ronzante in funzione, le scapole tese, la vibrazione piccola del singolo labbro. L'inverno senza nevi del nostro bagno felice, la taiga della vodka. AH! Signori, la lentezza, le braccia tese, le cosce vinte, la pancia arricciata. Stiamo navigando nel fiume profondo dell'ubriachezza, e non ce ne rendiamo conto. Ora sono solo i capelli, poi il polpaccio cauto, solo dopo la clavicola distante, e infine il collo esteso. Ora solo il pizzicorio sognante del dito indice, ci fa capire, e guarda senza che ce ne sia stato avviso, la dionisiaca bellezza di questa abluzione. Ancora non ci siamo dati all'ingordigia, ancora abbiamo la bocca salva e umida solo d'acquolina, che già sentiamo il tepore intorno, la fragranza folle e godereccia di esserci vestite da Cleopatra Russa. Datemi il mondo, che ci danzerò sopra in punta di sangue, Datemi il sonno e io lo sbridellerò a morsi e con occhi di civetta, su tutte le notti del mondo, andrò urlando la mia completa distanza, le mie voglie ineffabili, sussurrando solo per confessare, e insieme ascolterò il pullulare delle mie acide frenesie compiante, sragionando di Orologi e Medietà! Datemi questo, e ai miei 21 anni, saprò come disegnarmi a matita, il Baffo di Dalì, se ancora conserverò un presupposto di mobilità, alle dita destre della mano VOOOODKA March 30 Tempistica sbagliataDue considerazioni a margine March 27 Noi- "Tutto è amore. L'universo non è che amore. Foscolo". Chi è? March 12 in una terra lontana lontana Ma! Domani che tipo di giorno sarà? Chiedevasi imperplimita, goffamente sparpagliata sul cuscino della sera. Attenzione alla Um francese. Un suono vocalico medio basso, vicino a una Vocale Posteriore aperta, senza per forza coincidervi. Che sonno. E' possibile essere perennemente abbarbicati alla sonnolenza, anche se fuori la primavera si intuisce solo guardando gli islandesi che vagolano insaccati in bluse smanicate? C'è sempre troppa roba a cui pensare, e fidati poi sarà peggio. Grazie, non avevo bisogno che di questo, uno sprint incoraggiatore. Avevo voglia di arrabattarmi da sola, ma ora non ce l'ho più e ho solo venti anni. Ho scoperto solo oggi che c'è una sezione libri rari, e ricordavo Napoli e Parigi. Anche Bologna, se era lei, grassoccia e rossa. Con la polvere sui risvolti lisi della copertina, e i fondi di fumetto, e il suono svogliato della carta straccia. Il bancarellaio con la pelle bruciata, il cappello fatto con la scatola del latte. Era tutto un universo di cartone, quando ancora si leccavano i francobolli per potersi salutare da lontano. Avevamo voglie insaziabili di riempire un tempo lungo e denso, una sbrodolata tinozza d'estati infinite, non ci passavano mai davanti e noi che stavamo lì, preoccupate di prenderle a calci. Poi, ti rendi conto che finisce anche quello, e che le amache si riappallottolano su loro stesse, perchè d'altronde il fico non c'è più. Ah, la nostalgia, e il fuoco familiare, la religone dei vezzi antichi. Quanta carne a macerare sul tavolo di gesso. Spleen. Spleeeen. C'è Mario? No. Oggi siamo piuttosto esausti, anche se peregriniamo in tondo in cerca di una concretezza che ci manca, e se la troviamo, tò eccoti, ma dove t'eri cacciata? In fondo è bruttina e bassa, e come tutte le cose sperate, non ne valeva la pena. Odio incontrollabile per la bruttezza. Mi impiccherei alla grondaia per i centimetri di fianchi in più. Odio sviscerato per la fronte ammaccata di Cxxx, censurata non per vergogna ma per ignoranza, ennesimo rigo nel mio libro nero dei tristi linguacciuti farabutti della mano alzata al cielo. Discrezione Timidezze Silenzi IcazziPropri. Santo Spiritello della Misantropia, non dirmi che ti vizio, sei il più sacro e meritorio delle mie icone, vieni a confessare un paio di cornuti, e sii sempre vicino al mio cuore. Distinti saluti, la ripudiata. March 07 _! Saremo grandi allora, con le sigarette in bocca e i tacchi a spillo, avremo sempre i capelli lunghi come fiumi, e ci guarderemo intorno tronfi e beoti delle nostre sicurezze arruffianate, sempre sul punto di spegnerci nell'apatia della ripetizione, con semplicità ineffabile. Ti sentirei forse appena senza sicurezze o virtù spigolosa e assente così placida e pigra e per sempre dimenticante. Sono sicura che avrei da ridire su tutto, se ne avessi la possibilità. Sono sicura che non c'è limite al peggio, che la sempiterna allegria è un arrogante tributo alla mediocrità, e ce ne infischiamo della miglioria e dell'eccezione, qui ogni giorno contiamo sulle dita di una mano la perpetua fragilità del fare contro la trepidezza misconosciuta e sottovalutata dell'assenza di gesti. Non c'è niente di meglio che evitare di agire. Siamo figli di un'insicurezza gravida di tempeste, e ce ne vantiamo sbadatamente senza pensare alle noste fortune. Guardatevi intorno, spaesati bambini in punta di piedi. State per diventare l'angolo supremo ed esteso dei vostri più immalinconiti pensieri. Troppe parole si riversano nella cornucopia dei non più segreti, troppe parole si gridano, quando bisognerebbe solo sussurrarle. Sentitevi imbecilli, perchè è quello che siete, e la fibra più vera dei vostri rifiuti è un pregiudizio antico come il cucco, e i vostri Sì sono l'allinearsi cupo di una serie di peregrini capricci. Oggi non c'è davvero sole che tenga alle mie nebbie, ma d'altronde meglio così. March 04 oggi sono di buon umorePer la prima volta dopo giorni, mi sto spegnendo. Abbiamo necessità impellenti di vario genere, di così strepitosa urgenza da farci dimenticare la piacevolezza di qualsiasi momento. Il tempo mi sfugge tra le dita con una brutalità insospettata, e io mi ritrovo a vagolare sui confini ultimi della mia inetta pigrizia, violentata come la mamma di Woody Allen dai cosacchi. Sono stordita, incupita e quel che è peggio non ho voglia di risollevarmi. Ho le palle a terra. No, non è un malessere premestruale, anche se potrebbe essere. E' un'accorta protesta premeditata e sofferta, un impeto di rancoroso malessere che mi germoglia nel petto da mesi a questa parte, affondando le radici in un humus sacro cosparso dalle più disparate acque. Limacciose. Non c'è nulla di apparentemente storto nella mia vita, che pure rimarrà per sempre, e ormai ci ho fatto il callo, il luogo di villeggiatura prediletto delle nevrosi di fine secolo e nei nichilismi di seconda mano. E non vogliamo neanche abbandonarci alla facile accusa nei confronti del mondo, delle persone, della vita ingiusta, della malignità divina, di Berlusconi che vuole vivere 120 anni, non c'è bisogno di nessuna teodicea del cazzo per giustificare la mia impotenza musiliana. Io mi lamento da 20 anni. Fra un mese ne faccio 21. Non ci sono ancora giunte notizie circa la possibilità di lamentarsi anche nell'utero materno, ma qualora la cosa potesse essere considerata fattibile - e fattibile con tutti i crismi richiesti dal caso, compresa una psicologia senziente -, siamo certi che io non ho mancato neanche a questo. Ma! E' pur vero, che le cose quando si mettono, si mettono. Quando per una serie di melliflue circostanze che ti son sfuggite di zampa, ti ritrovi impregnato nella macumba della vita, costretto a cianciarti i piedi per non perdere il ritmo di na danza che neanche ti piace fare, e invece non vorresti far altro che dormire dormire dormire forse sognare. Quando. Quando succede tutto questo, arrivederci Roma, è stato bello conoscervi, baci e abbracci in famiglia e annatevene un po' tutti affanculo. Ho le palle a terra. Avevo le palle a terra. Ora stanno applicando la cinetica rotante dei pianeti. Furiosamente sospinte dalla forza invisibile dello Smadonnamento cosmico, tentano di sollevarmi in volo; Si estende a tutto, nessuno ne è esente. I figli chiamano preoccupati le loro madri, i padri preoccupati chiamano le loro mogli che preoccupate chiamano i loro amanti. Un tornado meteopsicotico si sta levando polveroso e assassino dalle profondità della mia gonnella e del mio cervello straziato e scricchiolante; neanche le ciminiere dei complessi industriali britannici possono tanto. Dalle mie orecchie si leva la magmatica voracità di un fumo color carbone; dai miei occhi si intravedono gli spigoli roventi delle cantine di Efesto, e distintamente posso guardare due leonesse venirmi fuori dalla bocca come in un quadro di Dalì. La mia pazienza, la mia saggia e metodica medietà si sta spappolando alla luce di una nascente voglia di Sfanculaggio Procace ed Indifferenziato. Nessuno, ma proprio nessuno, ne sarà esente. Perchè io sarò pure buona e cara. Perchè io Alzo la voce se sto parlando con un professore Mezzo Sordo, perchè mi dispiace sul serio per lui, anche se mi ha fatto aspettare 1 ora e mezza davanti al suo merdosissimo studio di cartongesso, pur non dovendo aggiornare il programma dell'esame. Io Alzo la voce perchè mi accorgo che si è dimenticato l'apparecchio acustico a casa, e vabbene, non è un problema. Alzare la voce. Perchè io distribuisco sorrisi compiaciuti all'intera comunità accademica e oltre, anche se ti considero degno nemmeno di tagliarmi le unghie dei piedi, mezza sega, pustola mediocre, imbelle stereotipato calcinaccio reticente alla giusta vaporizzazione istantanea dei tuoi attributi di riproduzione. Però io ti sorrido. Però io sono gentile con te. Però io mi faccio il culo. Però io, un cazzo di niente. Perchè oggi non ho voglia neanche di tirare calci all'aria, ma neanche di guardarvi in faccia, voi che mi fate schifo e ribrezzo dal primo all'ultimo. February 21 Quieto vivere. - Buongiorno. - Buongiorno, mi dica. - Vorrei acquistare un po' di serenità in polvere. - Una boccetta da 200 ml? - Va bene quella. - Sa degli effetti collaterali? - Il mio medico me ne ha parlato. - Bene, sappia che la Noia ha ucciso seicento venti persone l'anno scorso, e quest'anno abbiamo già registrato i primi casi. - Sono disposto a correre il rischio. Io odio. Io odio la non autonomia e il dover chiedere per avere. Io voglio prendermi le cose da me, non me ne frega un cazzo di avere la scodella pronta sotto il tavolo e sopra, io odio che la mamma mi imbocchi con l'aeroplanino. - Allora, quanti esami ti mancano al secondo anno? - 3. - Ah. In un Ah possono essere contenuti secoli di fastidiosa disapprovazione, l'antropologia del rapporto parentale che ha i cardini infissi nella logica mercantilistica del Do Ut Des, quando ancora il Baratto era una forma di interscambio produttivo. Occhio per occhio, dente per dente. Dopo un mese e mezzo di lagne circa l'intemperanza del tuo professore di Filologia Romanza, ti aspetti che l'interesse di qualcuno per la tua vita sia galoppato abbondantemente verso le rive della comprensione, e che quanto meno anche via telefono la comunicazione sia giunta a buon fine. La comunicazione è un processo di interscambio dialogico che conta, perchè si possa dire tale, un mittente, un messaggio e un destinatario. Solitamente il messaggio viene trasmesso grazie al codice in cui è cifrato, grazie al mezzo attraverso cui viaggia e per grazia di un referente reale a cui si appoggia. La comunicazione telefonica è o può essere fatta tramite una fitta rete di domande e risposte, che il più delle volte nel mio caso, si risolvono in un veloce scambio di Monomorfemi Riassuntivi della situazione, ma abbastanza incisivi da poterne rendere conto. Salvo una serie di incidenti imprevedibili, quali interruzioni di linea, cadute dei pali del telefono causa grandinate nevicate maremoti o nubifragi, morte improvvisa di uno dei due poli della comunicazione per caduta di tegola dal cielo o di altro oggetto contundente; salvo tutta questa serie di cose, e anche di più, una sana comunicazione per quanto monosillabica non dovrebbe essere soggetta a difficoltà di qualsiasi genere, sempre che i due parlanti padroneggino a pieno le maglie semantiche della lingua di cui sono pratici fin dalla più tenera età. Allora, fatta questa premessa, mi spiegate cosa cristo non ci sia che non va affatto nella Comunicazione, con la C maiuscola, e ditemelo voi che passate la vita lo so sui libri di Semiologia chiedendovi se davvero ne valga la pena, cosa ci sia di errato, distorto, sbagliato, accidentalmente pervertito, in un sano scambio di battute- canovaccio, tra un essere A e un essere B figlio di A. A - Allora come va la sessione? B - Bene, sto studiando, ho studiato. Fra un po' do l'esame. A - Quale esame? B - Filologia romanza. A - Hai dato l'esame? B - Sì, l'ho dato. A - Bene, qual è il prossimo esame? B - Filologia romanza. Dopo un mese di specifiche varie ed eventuali riguardanti il fatto che l'esame di Filologia romanza non è possibile a farsi perchè il professore s'è lasciato pregare fino all'ultimo, e alla fine è scomparso in una nuvola di fumo come Houdini, B viene interrogata di nuovo. Ricordiamo che lo schema comunicativo era piuttosto semplice: B - Mittente Messaggio - Impossibilità di portare a termine l'esame di Filologia Romanza causa Irrintracciabilità del Professore addetto. A - Destinatario Il Messaggio suddetto è stato elaborato seguendo le convenzioni del Linguaggio Umano così come è conosciuto, e nella pratica, appoggiandoci alle consuetudini della Lingua Italiana, lingua neolatina (romanza) appartente al Ceppo Indo- Europeo e suscettibile dell'Ordine SVO nella costruzione sintattica della frase (Soggetto - Verbo - Oggetto). Il Messaggio suddetto è stato trasmesso sia attraverso il mezzo comunicativo comunemente conosciuto come telefono cellulare, sia attraverso uno scambio dialogico de visu, per un totale di 37 volte. Il Messaggio suddetto è stato corredato plurime volte di dettagli specificatori del contesto; B ha così voluto sottolineare, per quella quaratina di volte in cui si è resa mittente del messaggio suddetto, condizioni luoghi e persone implicate nella vicenda referenziale: caratterizzazione del professore, dell'esame in questione, importanza e peso all'interno del curriculum vitae di un qualsiasi laureato in Letteratura moderna della prova in questione, modalità della prova in questione, tempistica dei tentativi di contatto intrattenuti tra B e docente in questione. Dopotutto non si trattava di una situazione difficile. Ma, inaspettatamente qualche giorno dopo: A - Allora qual è il prossimo esame che farai? B - Non lo so. A - Quindi non sai ancora quando darai QUELL'esame? B - No. A - Eh... Storia dell'arte vero? B - .................................................................................... ................................................ Sì. Io non chiedo al mondo una sana partecipazione alla mia vita, anzi il più delle volte sono ben felice di tenere il mondo alla larga dalle mie situazioni. Ho una certa dose di innato senso libertario, che si esplicita in ogni direzione, per cui la parola Autonomia è un verbo sacrale, ha la stessa impronunciabile bellezza del tetragramma israelita. Ma, nonostante questo, se ti prendi la briga di interlacciare una comunicazione di senso compiuto con me essere senziante, prenditi anche la briga di attivare ir recettori della percezione, e lascia alla vecchiaia il sopraffino diritto di fingere la sordità morale o fisiologica che sia. Ti reputo abbastanza grande e io sono ancora abbastanza giovane, da dover e poter pretendere il tuo ascolto. Se non me lo vorrai dare, è inutile che ti incazzi se non ti parlo. La mia parola è sacra e io sono pigra. Se deciso di rendere un pensiero attivo grazia alla mia abilità fonoarticolatoria e solo perchè te lo concedo dall'alto della mia magnanimità, tu prostrati ai miei piedi e ascoltami, STRONZO. February 18 Il the delle cinque. - Non bevo caffè, non fumo, e il the lo prendo senza succhero senza limone nè latte nè miele. - Viziosa. (Brava, applausi scroscianti, morirai a 102 anni con i polmoni integri, lo stomaco funzionante, le arterie sgombere, la pelle liscia, i denti intatti e la pressione sotto controllo; intanto però ti renderai conto che hai passato un secolo di merda, limitando la naturale tendenza al vizio per il capriccio di primeggiare nel salutismo, il più tristo e clericale dei record, senza aver abusato di nessuno dei doni che il diavolo ci ha gentilmente concesso sotto questa volta celeste, ti cremeranno in un'urna d'argento mentre tuo figlio laureato al MIT ti piangerà insieme al suo padre occhialuto e artritico, poi torneranno a casa a scaldarsi il passato di verdura). - Avete un fazzoletto? In treno si prende contatto umano solo se c'è un'emorragia nasale in corso, incredibile la socialità ai tempi di internet. - Ci siamo conosciuti a un corso di nouvelle cuisine francese. - (mentre giocavamo a un gioco di ruolo ambientato ai tempi di Noldor). Per ora non è più che un comunicato ansa, ma ci possono confermare che il soggetto osservato è sbarcato in patria, attualmente non sta facendo niente, se non pensare al pensabile pensato, arrotolarsi sigarette imprecise e mangiare pancarré. I titoli di inizio di Woody Allen. La musichetta dello spot LJ Bottom Up. Il Bottom Up. Il signore con il cappello nero intervistato dal TG 5 alla stazione Termini circa il divieto di Baciarsi in Pubblico per "Intralcio ai viaggiatori". In India stanno varando un provvedimento che concede alle giovani coppie sposate di scambiarsi morigerate effusioni in pubblico. Probabilmente anche a quelle non giovani, ma sì sa che la passione è un prodotto a breve conservazione. In Italia insultano e picchiano i rumeni delle paninoteche ad Arco di Travertino e impongono un sibillino andazzo neoariano dipingendo come brutticattivi e puzzolenti gli invasori stranieri. Per un Nuovo Regno Romano- Barbarico! Evviva l'Italia Longobardorum. - Siamo molto dispiaciuti, spero che cambierà idea stanotte, in fondo non si può parlare di crisi di un progetto politico, le cui solide basi sono ben manifeste al grande come al piccolo pubblico, il respiro storico di una fusione tra le frange più moderate dell'antico Pc, e la vecchia leadership riformista democristiana... - Secondo me Veltroni si sta sparando una dose di Morfina intramuscolo, o almeno si è dato al pediluvio al Timo di Bottega Verde. - Un giro d'Italia di Parole per dire che stiamo nella merda. - E intanto le scissioni incombono, il 48, il 68, le p 38. - Ma è impossibile che le tette le stiano così su. - Guarda che prima Sophia Loren faceva la puttana. - Ma poi quel Ph sarà un latinismo... - Mina se n'è andata in Svizzera perchè aveva problemi fiscali. - Ah, e io che pensavo un raccoglimento filosofico alla cenobita style. - Ho sognato un'ammarata pasquale in Sicilia, insieme a un ragazzo bellissimo e al suo menefreghismo, ancora più titillante. C'era anche una nuova giocheria con Winnie the Pooh su via Banchi di Sopra. - Le mie sinapsi ricevono abitualmente la visita di sostanza psicotrope alle 5 per il The del pomeriggio. February 12 Lagnae. Ho una serie di voglie elencabili plausibilmente su quattro metri e mezzo di pergamena bifronte, ma la loro definizione mi sfugge, hanno il bordo sfumato dalla stanchezza, e dalla noia addomesticata. La metafora della mia voglia di vivere è il mio posacenere rigonfio.
Le mie riflessioni si sono sfibrate via via che l'impossibilità d'annotarle diveniva più pressante, e mi rimane l'ombra dei sogni, il loro margine superiore prima di addormentarmi la notte. Il resto è routine.
Avrebbe detto qualcuno che la noia è inerente, come il disturbo nel processo di cambiamento linguistico.
- Un ricercatore dell'università di Siena ha studiato il processo linguistico per cui in una zona che si estende dagli Appennini al Mare, la pronuncia di "ginepro" non presenta alternanza fonologica come nella restante parte della regione. Per cui se lì viene realizzata come ginebro e ginevro, in quest'area che ha per centro Siena, l'unica pronuncia plausibile è quella italiana corretta. Mi sa dire se si tratta di un cultismo postumo o di una derivazione latina diretta?
- ...
- Sta insinuando che ci troviamo di fronte a un fenomeno di irradiazione da Siena? Plausibilmente affini a questa operazione, il mantenimento delle sorde intervocaliche è da considerare un residuo di una precedente operazione di sonorizzazione arrestatasi.
- ...
- Lei mi sembra un po' incerta.
- ...
Ascolto storie di genere così diverso, così profondamente distante, da non ricordarne mai i dettagli, il che per me è cosa anche piuttosto comune, seppur frustrante. Il mio cervello lavora di notte come un mantice asmatico, ancora di più, una betoniera rotante dove il materiale del giorno si mescola con tutta la sua pesantezza inflessibile e diventa uno sciocco disegno di bambino. Con il cielo attaccato alla fascia superiore del foglio.
Sono così stanca che l'unica cosa che so dire è che sono stanca.
Sono così stanca che vorrei prendere a calci tutto il mondo, a iniziare dai tamarri partenopei della mensa universitaria fino ad arrivare ai chi con la corona di laurea, mi sbatte la sua maledettissima conquista con la stessa delicatezza di un'ape nell'occhio.
Poi per altro. C'è anche e sempre qualcos'altro di irracontabile, ma questa è un'altra storia, che plausibilmente non verrà mai raccontata.
January 28 L'Eudipte dal ciuffo. - Ho due mogli, tre mariti e un cane, la mia vita è piuttosto confusa, ma soddisfacente. Capisco vagamente dagli occhi e dell'aria di chi siano i miei figli, ma d'altronde nessuno sembra preoccuparsi di pretendere un possesso meramente sanguigno. Mi chiedo quanto la vita di coppia sia riportabile a un cliche di natura culturale, di ordine economico, di tranquillità senile, piuttosto che ad una presunta mansuetudine del genere umano come specie animale. Ho letto da qualche parte che le aquile e certe specie di pinguini svolgono una perfetta vita di coppia monogamica, dall'inizio alla fine delle loro esistenze, producendo una fitta prole evidentemente fornita di patrimonio genetico quanto più illustre possibile. - Ho letto che le persone si scelgono in base al sistema immunitario. Capito, una persona è attratta da un'altra persona in modo tanto più forte quanto più è la differenza dei reciproci sistemi immunitari, in modo da garantire alla prole un sistema immunitario indistruttibile. - Non riesco a infilarmi il preservativo... Alla polarità opposta ci sono le lumache. Le lumache sono ermafrodite. Si accartocciano l'un l'altra disegnando volute di dionisiaca e molle lascivia, al cui limite inferiore sta il ribrezzo. Sembrerà strano, ma le lumache sono più perverse delle aquile. Il problema fondamentale è che a un certo punto della tua vita, non provi più piacere nella scoperta di essere umani diversi da te. Interviene una certa dose di pigrizia, ad uno stadio evolutivo più avanzato diventa indolenza, e infine stato paranoico misantropico, per cui le due ore libere che hai nel giorno le impieghi nel cercare di ricordarti cosa ti piaceva fare durante i tre lunghi mesi di vacanze estive al liceo. Non lo ricordi, perchè la maggior parte di queste cose, non si adatta più allo spirito rigido dell'età adulta, sei tendenzialmente annoiato dal mondo e dalla sua ripetitività asfissiante, gli amici non si fanno più sentire, non ti ci trovi neanche più bene, e lo stupore è un ricordo lontano. - Ora capisco perchè certuni studiano la fisica. Per poter andare sulla luna, e sorprendersi. Ad una certa età diventa l'unico modo. E chi se ne può mai fottere del futuro disequilibrio mentale. Trovi una perturbante speranza nella stessa noia di un essere di sesso opposto, e pensi bene di diventare aquila e pinguino. Non è più tempo della ricerca. - Il Cavalier Prima-io, partì alla volta di Santo Domingo de Silos portando con se una borraccia di pelle di cane, dei gambali di pezza e una scatola di fiammiferi. Aveva sempre pensato che i fiammiferi fossero fondamentali. La sua era una Quete di natura tutta profana ed erotica, non c'era nessun fine missionario ed apologetico alla base, e tanto più ne fu tratta qualche anno dopo, dalla penna di un anonimo scrivano, un poema in lasse monoassonanzate della durata di 18.000 versi, nel quale venivano descritti i tentativi d'approccio del corpulento prode nei confronti di tutto il genere femminile che popolasse le Asturie a quel tempo. - 18 e vada a casa, su quale cazzo di manuale di filologia ha studiato? Bisognerebbe mantenere un alto profilo in termini di curiosità ed inquietudine, bisognerebbe sempre essere tesi come corde di violino, perchè là dove si finisce di cercare, lì si finisce di vivere. - E' arrivato il nuovo primus arbiter philosophiae, si spalanchino i portoni d'oro e si srotolino i tappeti rossi, lucidate le maniglie delle porte e bruciate cannella nei porta incenso. Essere aquila tutta la vita comporta il rischio di accumulare una dose non indifferente di interessi plausubilmente non spendili una volta finiti nel loculo, come cantava un noto bardo campestre del nostro secolo. Essere pinguino, poi, dal momento che non hai anche il pretesto di una degna apertura alare, un'apertura alare se non bella, almeno sufficiente a farti guardare il mondo sotto la luce poligonale delle mille e uno prospettive; essere pinguino significa che prima o poi nell'igloo ci trovi insieme alla pinguina, un altro pinguino. Magari no, magari un Eudipte! L'Eudipte è anche alla moda. Ha il ciuffo. In questo clima di riesumatio generale, è certamente una peculiarità allettante. - Non disapprovate dunque la mia vita? - Dico solo che a nessuno mai dovrebbe essere negato il privilegio della libertà, che è il più bello e sacro di tutti. - E ce ne infischiamo della morale comune! ________________________________ – Abbiamo avuto giusto un flirt, credo di avergli fatto un pompino, niente di che... – Davvero un pompino per te e niente di che? – Oh, scusami! No, voglio dire che non è un granché rispetto a quel che succede nel mondo: c’è George Bush, c’è la guerra in Iraq, c’è l'influenza aviaria, e poi ci sono i pompini. Che vuoi che sia a confronto, capisci? – Certo. Senz’altro. Bel paragone! Brava! – È un fatto secondario, non credi? – Veramente, io non lo trovo un fatto secondario parlando del più vasto schema politico delle cose. Infondo, se ci pensi, dopotutto è stato proprio un pompino a distruggere l’Ultima chance dell’America di avere una sana democrazia! January 26 - 23. - Non c'è bisogno della poesia per farti capire che ho le palle girate. Il punto è che in ogni microcosmo, per quanto minicellulare, ad ognuno è assegnato un ruolo. Se si vuole scendere al compromesso di una vita sociale, bisogna sobbarcarsi il fardello d'una parte assegnataci dalla quotidianità reiterata nel canovaccio della vita. Sono stesa su una spiaggia di sabbia rosa, guardo una fila di granchi verdi sfilarmi sotto le dita dei piedi, e le tartarughe scavare con i loro piedi a spatola le prime tane; il caldo è asfissiante, ho un cocktail di agrumi e due cannucce lunghissime, e sono sola con me stessa, due gabbiani che striano il cavo del cielo ed intorno ci sono le onde che si rompono con il loro scroscio di schiuma. Basta, non c'è nient'altro. Ritrovo al sole la bellezza sottile e inconoscibile della mia solitudine spersa, non ho nessuno intorno a cui dar conto dei miei passi, e se voglio succhiare una noce di cocco lo faccio aspettando che cada all'ombra delle palme. Ho un cappello di paglia a punta e sono su un risciò rosso, i raggi enormi delle ruote e il sudore di chi lo trascina con la sua casacca a draghi dorati. Attraverso la Cina sopra le creste del nasuto fuoco d'artificio che mi ha portato al trotto fino alla muraglia, ed intorno si sente solo la fragranza spessa, l'aria stopposa delle risaie puntellate di grembiuli. Non c'è nessun telefono, solo un'antichità di pagode e carpe giganti che si intravede sulla filigrana delle monete. Mi dondolo su un amaca di canapa e bevo mate, sospesa su storie sfibrate dal grammofono. Della maschia donnaccia di ferro di Parigi, c'è rimasto non altro che una sghemba striscia sbilenca sullo sfondo, visibile appena dalle inferriate. Niente inferriate anzi, un colpo di gomma, e ritroviamo l'ampiezza enorme d'un cielo divenuto marmoreo col tempo, ma respirante come nell'affanno dell'estate. - Apriamo gli occhi, la felicità non è tale se non condivisa. - Avevi detto che non c'era bisogno della letteratura per capire che avevi le palle a mille. Sono seduta su una sedia rotta e dura, ho lo stesso jeans da una settimana e forse ho dimenticato le mutande. Fuori piove di una pioggia affossante e noiosa, trita e grossolana, e dentro c'è l'odore pungente di un ordine artefatto per contrastare le spinte delle nevrosi crescenti. Sono stanca, sono nervosa, sono annoiata, non ho voglia di interagire con il mondo, ma il mio mondo che è diventato affollato e colloso mi reclama anche senza il bisogno del telefono, e c'è una moria di buone volontà, oramai valutate 7 euro al grammo, come un buon tocco di fumo, già troppo finito. Tutto è troppo decisamente di troppo. Troppo è la parola chiave. - Mari, ma ti sei fumata qualcosa? A parte questo, il problema non è nel contributo esterno, ma viene tutto dall'interno, e questo potrebbe costituire un guaio. - Se anche questa ragazzina ha l'impressione di ritrovare se stessa, c'è un motivo. - Se anche tu vuoi tornare a essere te stesso, chiama il numero 066.42.42 o ordina il catalogo. Vacanze Soleil. ![]() January 10 "vorrei dedicare questo pezzo a Ciccina91, ciao amore, ti amo tanto, sappi che non ti lascerò mai!" E sapevo che sarei andata incontro ai tuoi occhi inattesi [...] Non ho altro in mente, che due parole. Non c'è un'ipotesi che regga alla malignità del mediocre. Un'ipotesi risolutiva come l'illuminante intuizione dei detective in trench argento. Qualcuno scrive ancora dalle colonne di un'amaca che bisogna combatterla, qualcuno ancora c'è che crede ancora, evidentemente, alla riscossa dei meno contro la bruttura dei più. Taluni si giocano l'abito, la casa, l'asino e il figlio, per dimostrare un'illogica pretesa poetica contro l'inconfutabile attestazione aritmetica del più per meno meno. Saremo la coppia più bella del mondo. Danzeremo fino a che i nostri piedi non saranno radici, parleremo fino a che le nostre lingue non saranno petali, e il rumore dei nostri baci sveglierà i pulcini a mezzoggiorno, e le grondaie con la pioggia dentro saranno il sottofondo dei nostri umori diversi instabili e pieni. Saremo la coppia più bella del mondo. Con l'invidia dei terzi che ci dilania le mura di casa, e noi rimarremo sempre più inutili e fragili, fino a che i nostri cuori si fonderanno e non distingueremo più i nostri meriti dai nostri difetti. Saremo la coppia più bella del mondo, fino a che il torpore dei nostri impigriti corpi non lascerà che il corpo angustiato di una passione morente, e a noi basterà quello per ricordarci giovani e pavidi di fronte al punto interrogativo delle nostre vite. Saremo la coppia più bella del mondo, fino a che la stracca blasfemia della forza non ci impedirà di ricordare il primo sguardo che ci siamo dati, il primo pensiero impudico sulle reciproche natiche, e la bellezza delle mani, dei seni. E nello svegliarci insieme sentiremo solo il dispiacere dell'odore altrui, il suo ridicolo suono di persona viva, il suo corpo macabro come le rughe che prima non aveva, avvilirsi insieme e vicino al nostro. Tutto questo ci porterà a dimenticarci che fin dall'inizio tutto era sbagliato, e ci si nasconderà nella vana speranza di essere peccatori come troppi, e l'assoluzione della colpa è cosa certa, o l'inferno sarebbe sovraffollato, come il mondo. Guardarsi il culo per scorgersi una coda di paglia è operazione assai faticosa, per chi ha l'artritica schiena delle scimmie sorde e mute di un antico racconto. Meglio lasciar perdere, e addossare le colpe all'universo, a dio, al lattaio sotto casa, alla filacciosa dimestichezza dell'uomo a lasciarsi andare, senza ricordarsi mai che l'azione selvaggia è la sua prima prerogativa, in quanto mammifero e protoprimate. La vera rivoluzione sarebbe essere sinceri con se stessi e con gli altri fin dal primo minuto, oppure tenersi la menzogna con un sorriso stampato in bocca e una serpe allevata in petto. La vera rivoluzione sarebbe avere le palle per dirlo, oltre che per pensarlo. La vera rivoluzione sarebbe l'ironia di accettare che la storia si ripete, perchè i vizi hanno la stessa impeccabile coloritura smagliante e la gente ne sarà perennemente attratta. In fondo nessuno di noi ha infisso nel cervello il chiodo con l'aureola al neon. Sarebbe un dovere morale accettarsi nella propria infima mediocrità, e allevarsi pasciuti e contenti senza falsi dolori o false speranze. When the routine bite hard and ambitions are low and the resentment rides high but emotions won’t grow and we’re changing our ways, taking different roads then love,love will tear us apart again why is the dadroom so cold turned away on your side? is my timing that flawed, our respect run so dry? yet there’s still this appeal that we’ve kept trought our lives love,love will tear us apart again do you cry out in your sleep all my failings exposed? January 09 L'inno al tepore. Un concilio circolare di esimi specialisti del tubo idraulico, dopo esser stati condotti sul luogo incriminato e aver sapientemente esercitato le loro doti d'ingegno e la loro ampia preparazione in fatto di deviazioni del comune funzionamento organico dell'apparecchio, hanno stabilito, occhiali rotondi in punta d'arcuato naso, quanto segue: I termosifoni sono chiusi. Così fu che Maria Teresa scoprii che i termosifoni possono anche aprirsi e chiudersi, gioia e meraviglia, instupidito stupore e labbra tremanti, ora non più per la strenua resistenza al freddo spigoloso delle alture da terzo piano, quanto per l'incredulità e la certezza di una conquista. Ora i termosifoni sono aperti. Non si capisce con quanta inasettezza grammaticale sia possibile pronunciare una frase del genere, l'utilizzo dell'aggettivo viene solitamente affiancato a sostantivi quali: finestra, porta e nell'uso coerentemente fantasioso dell'italiano moderno, anche a luce. Fatto sta, che i termosifoni sono ora aperti, aperti come le labbra sugose di una ragazza in amore, aperti come le menti di Bertrand Russel, aperti come i lucernari sul mare, aperti come il cielo sgombro di nebbie a primavera. Aperti! Nelle loro vischiose vene di ceramica, sento la malia di un circolo benefico e guizzante, effondere nella mia camera, prima bugigattolo gremito di geli stratificati da settimane di desertica polvere, il calore, inviolabile diritto delle popolazioni civili (eccetto i Bpr, ovviamente). I termosifoni sono aperti. Aperti come l'occhio nel triangolo mistico, su un mondo obliquo, aperti come le pentole di riso nella mensa squassata dell'esercito in gamella e mutandoni di lana, aperta come il sorriso della farfalla di Neruda e del postino, aperti aperti! E chi più ne ha più ne metta. Li abbraccerei, i miei radiatori selvaggi e malandrini, ora che li vedo lì, ribollire di un grumoso tepore che ci avevano risparmiato per non si sa quale vendicativo istinto di bricconeria goliarda. Ah, termosifoni. Ora e solo ora possiamo permetterci di ascoltare Charles Mingus e mangiare biscotti britonici, in altro caso sarebbe stato più consigliato l'hard rock scandinavo e una tazza di brodo ai fagioli. ![]() |
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