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April 10 _ - Non noti un certo dinamismo in questa banana? - Sì... è un po' tortile. Dialoghi di merenda. April 07 Piccoli pensieri il 7 d'aprile - AH. L'aria di Primavera. Giustizia sia fatta dentro le pance della gente, mentre tu da un Imbuto d'Oro, suggi le bellezze ferine di una notte che dura fino allo zenit del giorno dopo. - April 01 ttaiga Perchè il vino a volte è scala di sogno A. Machado. Salendo le scalette di gesso, ci immergiamo nella più fonda della leggerezze, prima le estremità sottili, le unghie smaltate, i corpi limite, le ossa lontane. Non c'è nessun'acqua, e sentiamo il brivido freddo della ghiacciaia ronzante in funzione, le scapole tese, la vibrazione piccola del singolo labbro. L'inverno senza nevi del nostro bagno felice, la taiga della vodka. AH! Signori, la lentezza, le braccia tese, le cosce vinte, la pancia arricciata. Stiamo navigando nel fiume profondo dell'ubriachezza, e non ce ne rendiamo conto. Ora sono solo i capelli, poi il polpaccio cauto, solo dopo la clavicola distante, e infine il collo esteso. Ora solo il pizzicorio sognante del dito indice, ci fa capire, e guarda senza che ce ne sia stato avviso, la dionisiaca bellezza di questa abluzione. Ancora non ci siamo dati all'ingordigia, ancora abbiamo la bocca salva e umida solo d'acquolina, che già sentiamo il tepore intorno, la fragranza folle e godereccia di esserci vestite da Cleopatra Russa. Datemi il mondo, che ci danzerò sopra in punta di sangue, Datemi il sonno e io lo sbridellerò a morsi e con occhi di civetta, su tutte le notti del mondo, andrò urlando la mia completa distanza, le mie voglie ineffabili, sussurrando solo per confessare, e insieme ascolterò il pullulare delle mie acide frenesie compiante, sragionando di Orologi e Medietà! Datemi questo, e ai miei 21 anni, saprò come disegnarmi a matita, il Baffo di Dalì, se ancora conserverò un presupposto di mobilità, alle dita destre della mano VOOOODKA March 30 Tempistica sbagliataDue considerazioni a margine March 27 Noi- "Tutto è amore. L'universo non è che amore. Foscolo". Chi è? March 12 in una terra lontana lontana Ma! Domani che tipo di giorno sarà? Chiedevasi imperplimita, goffamente sparpagliata sul cuscino della sera. Attenzione alla Um francese. Un suono vocalico medio basso, vicino a una Vocale Posteriore aperta, senza per forza coincidervi. Che sonno. E' possibile essere perennemente abbarbicati alla sonnolenza, anche se fuori la primavera si intuisce solo guardando gli islandesi che vagolano insaccati in bluse smanicate? C'è sempre troppa roba a cui pensare, e fidati poi sarà peggio. Grazie, non avevo bisogno che di questo, uno sprint incoraggiatore. Avevo voglia di arrabattarmi da sola, ma ora non ce l'ho più e ho solo venti anni. Ho scoperto solo oggi che c'è una sezione libri rari, e ricordavo Napoli e Parigi. Anche Bologna, se era lei, grassoccia e rossa. Con la polvere sui risvolti lisi della copertina, e i fondi di fumetto, e il suono svogliato della carta straccia. Il bancarellaio con la pelle bruciata, il cappello fatto con la scatola del latte. Era tutto un universo di cartone, quando ancora si leccavano i francobolli per potersi salutare da lontano. Avevamo voglie insaziabili di riempire un tempo lungo e denso, una sbrodolata tinozza d'estati infinite, non ci passavano mai davanti e noi che stavamo lì, preoccupate di prenderle a calci. Poi, ti rendi conto che finisce anche quello, e che le amache si riappallottolano su loro stesse, perchè d'altronde il fico non c'è più. Ah, la nostalgia, e il fuoco familiare, la religone dei vezzi antichi. Quanta carne a macerare sul tavolo di gesso. Spleen. Spleeeen. C'è Mario? No. Oggi siamo piuttosto esausti, anche se peregriniamo in tondo in cerca di una concretezza che ci manca, e se la troviamo, tò eccoti, ma dove t'eri cacciata? In fondo è bruttina e bassa, e come tutte le cose sperate, non ne valeva la pena. Odio incontrollabile per la bruttezza. Mi impiccherei alla grondaia per i centimetri di fianchi in più. Odio sviscerato per la fronte ammaccata di Cxxx, censurata non per vergogna ma per ignoranza, ennesimo rigo nel mio libro nero dei tristi linguacciuti farabutti della mano alzata al cielo. Discrezione Timidezze Silenzi IcazziPropri. Santo Spiritello della Misantropia, non dirmi che ti vizio, sei il più sacro e meritorio delle mie icone, vieni a confessare un paio di cornuti, e sii sempre vicino al mio cuore. Distinti saluti, la ripudiata. March 07 _! Saremo grandi allora, con le sigarette in bocca e i tacchi a spillo, avremo sempre i capelli lunghi come fiumi, e ci guarderemo intorno tronfi e beoti delle nostre sicurezze arruffianate, sempre sul punto di spegnerci nell'apatia della ripetizione, con semplicità ineffabile. Ti sentirei forse appena senza sicurezze o virtù spigolosa e assente così placida e pigra e per sempre dimenticante. Sono sicura che avrei da ridire su tutto, se ne avessi la possibilità. Sono sicura che non c'è limite al peggio, che la sempiterna allegria è un arrogante tributo alla mediocrità, e ce ne infischiamo della miglioria e dell'eccezione, qui ogni giorno contiamo sulle dita di una mano la perpetua fragilità del fare contro la trepidezza misconosciuta e sottovalutata dell'assenza di gesti. Non c'è niente di meglio che evitare di agire. Siamo figli di un'insicurezza gravida di tempeste, e ce ne vantiamo sbadatamente senza pensare alle noste fortune. Guardatevi intorno, spaesati bambini in punta di piedi. State per diventare l'angolo supremo ed esteso dei vostri più immalinconiti pensieri. Troppe parole si riversano nella cornucopia dei non più segreti, troppe parole si gridano, quando bisognerebbe solo sussurrarle. Sentitevi imbecilli, perchè è quello che siete, e la fibra più vera dei vostri rifiuti è un pregiudizio antico come il cucco, e i vostri Sì sono l'allinearsi cupo di una serie di peregrini capricci. Oggi non c'è davvero sole che tenga alle mie nebbie, ma d'altronde meglio così. March 04 oggi sono di buon umorePer la prima volta dopo giorni, mi sto spegnendo. Abbiamo necessità impellenti di vario genere, di così strepitosa urgenza da farci dimenticare la piacevolezza di qualsiasi momento. Il tempo mi sfugge tra le dita con una brutalità insospettata, e io mi ritrovo a vagolare sui confini ultimi della mia inetta pigrizia, violentata come la mamma di Woody Allen dai cosacchi. Sono stordita, incupita e quel che è peggio non ho voglia di risollevarmi. Ho le palle a terra. No, non è un malessere premestruale, anche se potrebbe essere. E' un'accorta protesta premeditata e sofferta, un impeto di rancoroso malessere che mi germoglia nel petto da mesi a questa parte, affondando le radici in un humus sacro cosparso dalle più disparate acque. Limacciose. Non c'è nulla di apparentemente storto nella mia vita, che pure rimarrà per sempre, e ormai ci ho fatto il callo, il luogo di villeggiatura prediletto delle nevrosi di fine secolo e nei nichilismi di seconda mano. E non vogliamo neanche abbandonarci alla facile accusa nei confronti del mondo, delle persone, della vita ingiusta, della malignità divina, di Berlusconi che vuole vivere 120 anni, non c'è bisogno di nessuna teodicea del cazzo per giustificare la mia impotenza musiliana. Io mi lamento da 20 anni. Fra un mese ne faccio 21. Non ci sono ancora giunte notizie circa la possibilità di lamentarsi anche nell'utero materno, ma qualora la cosa potesse essere considerata fattibile - e fattibile con tutti i crismi richiesti dal caso, compresa una psicologia senziente -, siamo certi che io non ho mancato neanche a questo. Ma! E' pur vero, che le cose quando si mettono, si mettono. Quando per una serie di melliflue circostanze che ti son sfuggite di zampa, ti ritrovi impregnato nella macumba della vita, costretto a cianciarti i piedi per non perdere il ritmo di na danza che neanche ti piace fare, e invece non vorresti far altro che dormire dormire dormire forse sognare. Quando. Quando succede tutto questo, arrivederci Roma, è stato bello conoscervi, baci e abbracci in famiglia e annatevene un po' tutti affanculo. Ho le palle a terra. Avevo le palle a terra. Ora stanno applicando la cinetica rotante dei pianeti. Furiosamente sospinte dalla forza invisibile dello Smadonnamento cosmico, tentano di sollevarmi in volo; Si estende a tutto, nessuno ne è esente. I figli chiamano preoccupati le loro madri, i padri preoccupati chiamano le loro mogli che preoccupate chiamano i loro amanti. Un tornado meteopsicotico si sta levando polveroso e assassino dalle profondità della mia gonnella e del mio cervello straziato e scricchiolante; neanche le ciminiere dei complessi industriali britannici possono tanto. Dalle mie orecchie si leva la magmatica voracità di un fumo color carbone; dai miei occhi si intravedono gli spigoli roventi delle cantine di Efesto, e distintamente posso guardare due leonesse venirmi fuori dalla bocca come in un quadro di Dalì. La mia pazienza, la mia saggia e metodica medietà si sta spappolando alla luce di una nascente voglia di Sfanculaggio Procace ed Indifferenziato. Nessuno, ma proprio nessuno, ne sarà esente. Perchè io sarò pure buona e cara. Perchè io Alzo la voce se sto parlando con un professore Mezzo Sordo, perchè mi dispiace sul serio per lui, anche se mi ha fatto aspettare 1 ora e mezza davanti al suo merdosissimo studio di cartongesso, pur non dovendo aggiornare il programma dell'esame. Io Alzo la voce perchè mi accorgo che si è dimenticato l'apparecchio acustico a casa, e vabbene, non è un problema. Alzare la voce. Perchè io distribuisco sorrisi compiaciuti all'intera comunità accademica e oltre, anche se ti considero degno nemmeno di tagliarmi le unghie dei piedi, mezza sega, pustola mediocre, imbelle stereotipato calcinaccio reticente alla giusta vaporizzazione istantanea dei tuoi attributi di riproduzione. Però io ti sorrido. Però io sono gentile con te. Però io mi faccio il culo. Però io, un cazzo di niente. Perchè oggi non ho voglia neanche di tirare calci all'aria, ma neanche di guardarvi in faccia, voi che mi fate schifo e ribrezzo dal primo all'ultimo. February 21 Quieto vivere. - Buongiorno. - Buongiorno, mi dica. - Vorrei acquistare un po' di serenità in polvere. - Una boccetta da 200 ml? - Va bene quella. - Sa degli effetti collaterali? - Il mio medico me ne ha parlato. - Bene, sappia che la Noia ha ucciso seicento venti persone l'anno scorso, e quest'anno abbiamo già registrato i primi casi. - Sono disposto a correre il rischio. Io odio. Io odio la non autonomia e il dover chiedere per avere. Io voglio prendermi le cose da me, non me ne frega un cazzo di avere la scodella pronta sotto il tavolo e sopra, io odio che la mamma mi imbocchi con l'aeroplanino. - Allora, quanti esami ti mancano al secondo anno? - 3. - Ah. In un Ah possono essere contenuti secoli di fastidiosa disapprovazione, l'antropologia del rapporto parentale che ha i cardini infissi nella logica mercantilistica del Do Ut Des, quando ancora il Baratto era una forma di interscambio produttivo. Occhio per occhio, dente per dente. Dopo un mese e mezzo di lagne circa l'intemperanza del tuo professore di Filologia Romanza, ti aspetti che l'interesse di qualcuno per la tua vita sia galoppato abbondantemente verso le rive della comprensione, e che quanto meno anche via telefono la comunicazione sia giunta a buon fine. La comunicazione è un processo di interscambio dialogico che conta, perchè si possa dire tale, un mittente, un messaggio e un destinatario. Solitamente il messaggio viene trasmesso grazie al codice in cui è cifrato, grazie al mezzo attraverso cui viaggia e per grazia di un referente reale a cui si appoggia. La comunicazione telefonica è o può essere fatta tramite una fitta rete di domande e risposte, che il più delle volte nel mio caso, si risolvono in un veloce scambio di Monomorfemi Riassuntivi della situazione, ma abbastanza incisivi da poterne rendere conto. Salvo una serie di incidenti imprevedibili, quali interruzioni di linea, cadute dei pali del telefono causa grandinate nevicate maremoti o nubifragi, morte improvvisa di uno dei due poli della comunicazione per caduta di tegola dal cielo o di altro oggetto contundente; salvo tutta questa serie di cose, e anche di più, una sana comunicazione per quanto monosillabica non dovrebbe essere soggetta a difficoltà di qualsiasi genere, sempre che i due parlanti padroneggino a pieno le maglie semantiche della lingua di cui sono pratici fin dalla più tenera età. Allora, fatta questa premessa, mi spiegate cosa cristo non ci sia che non va affatto nella Comunicazione, con la C maiuscola, e ditemelo voi che passate la vita lo so sui libri di Semiologia chiedendovi se davvero ne valga la pena, cosa ci sia di errato, distorto, sbagliato, accidentalmente pervertito, in un sano scambio di battute- canovaccio, tra un essere A e un essere B figlio di A. A - Allora come va la sessione? B - Bene, sto studiando, ho studiato. Fra un po' do l'esame. A - Quale esame? B - Filologia romanza. A - Hai dato l'esame? B - Sì, l'ho dato. A - Bene, qual è il prossimo esame? B - Filologia romanza. Dopo un mese di specifiche varie ed eventuali riguardanti il fatto che l'esame di Filologia romanza non è possibile a farsi perchè il professore s'è lasciato pregare fino all'ultimo, e alla fine è scomparso in una nuvola di fumo come Houdini, B viene interrogata di nuovo. Ricordiamo che lo schema comunicativo era piuttosto semplice: B - Mittente Messaggio - Impossibilità di portare a termine l'esame di Filologia Romanza causa Irrintracciabilità del Professore addetto. A - Destinatario Il Messaggio suddetto è stato elaborato seguendo le convenzioni del Linguaggio Umano così come è conosciuto, e nella pratica, appoggiandoci alle consuetudini della Lingua Italiana, lingua neolatina (romanza) appartente al Ceppo Indo- Europeo e suscettibile dell'Ordine SVO nella costruzione sintattica della frase (Soggetto - Verbo - Oggetto). Il Messaggio suddetto è stato trasmesso sia attraverso il mezzo comunicativo comunemente conosciuto come telefono cellulare, sia attraverso uno scambio dialogico de visu, per un totale di 37 volte. Il Messaggio suddetto è stato corredato plurime volte di dettagli specificatori del contesto; B ha così voluto sottolineare, per quella quaratina di volte in cui si è resa mittente del messaggio suddetto, condizioni luoghi e persone implicate nella vicenda referenziale: caratterizzazione del professore, dell'esame in questione, importanza e peso all'interno del curriculum vitae di un qualsiasi laureato in Letteratura moderna della prova in questione, modalità della prova in questione, tempistica dei tentativi di contatto intrattenuti tra B e docente in questione. Dopotutto non si trattava di una situazione difficile. Ma, inaspettatamente qualche giorno dopo: A - Allora qual è il prossimo esame che farai? B - Non lo so. A - Quindi non sai ancora quando darai QUELL'esame? B - No. A - Eh... Storia dell'arte vero? B - .................................................................................... ................................................ Sì. Io non chiedo al mondo una sana partecipazione alla mia vita, anzi il più delle volte sono ben felice di tenere il mondo alla larga dalle mie situazioni. Ho una certa dose di innato senso libertario, che si esplicita in ogni direzione, per cui la parola Autonomia è un verbo sacrale, ha la stessa impronunciabile bellezza del tetragramma israelita. Ma, nonostante questo, se ti prendi la briga di interlacciare una comunicazione di senso compiuto con me essere senziante, prenditi anche la briga di attivare ir recettori della percezione, e lascia alla vecchiaia il sopraffino diritto di fingere la sordità morale o fisiologica che sia. Ti reputo abbastanza grande e io sono ancora abbastanza giovane, da dover e poter pretendere il tuo ascolto. Se non me lo vorrai dare, è inutile che ti incazzi se non ti parlo. La mia parola è sacra e io sono pigra. Se deciso di rendere un pensiero attivo grazia alla mia abilità fonoarticolatoria e solo perchè te lo concedo dall'alto della mia magnanimità, tu prostrati ai miei piedi e ascoltami, STRONZO. February 18 Il the delle cinque. - Non bevo caffè, non fumo, e il the lo prendo senza succhero senza limone nè latte nè miele. - Viziosa. (Brava, applausi scroscianti, morirai a 102 anni con i polmoni integri, lo stomaco funzionante, le arterie sgombere, la pelle liscia, i denti intatti e la pressione sotto controllo; intanto però ti renderai conto che hai passato un secolo di merda, limitando la naturale tendenza al vizio per il capriccio di primeggiare nel salutismo, il più tristo e clericale dei record, senza aver abusato di nessuno dei doni che il diavolo ci ha gentilmente concesso sotto questa volta celeste, ti cremeranno in un'urna d'argento mentre tuo figlio laureato al MIT ti piangerà insieme al suo padre occhialuto e artritico, poi torneranno a casa a scaldarsi il passato di verdura). - Avete un fazzoletto? In treno si prende contatto umano solo se c'è un'emorragia nasale in corso, incredibile la socialità ai tempi di internet. - Ci siamo conosciuti a un corso di nouvelle cuisine francese. - (mentre giocavamo a un gioco di ruolo ambientato ai tempi di Noldor). Per ora non è più che un comunicato ansa, ma ci possono confermare che il soggetto osservato è sbarcato in patria, attualmente non sta facendo niente, se non pensare al pensabile pensato, arrotolarsi sigarette imprecise e mangiare pancarré. I titoli di inizio di Woody Allen. La musichetta dello spot LJ Bottom Up. Il Bottom Up. Il signore con il cappello nero intervistato dal TG 5 alla stazione Termini circa il divieto di Baciarsi in Pubblico per "Intralcio ai viaggiatori". In India stanno varando un provvedimento che concede alle giovani coppie sposate di scambiarsi morigerate effusioni in pubblico. Probabilmente anche a quelle non giovani, ma sì sa che la passione è un prodotto a breve conservazione. In Italia insultano e picchiano i rumeni delle paninoteche ad Arco di Travertino e impongono un sibillino andazzo neoariano dipingendo come brutticattivi e puzzolenti gli invasori stranieri. Per un Nuovo Regno Romano- Barbarico! Evviva l'Italia Longobardorum. - Siamo molto dispiaciuti, spero che cambierà idea stanotte, in fondo non si può parlare di crisi di un progetto politico, le cui solide basi sono ben manifeste al grande come al piccolo pubblico, il respiro storico di una fusione tra le frange più moderate dell'antico Pc, e la vecchia leadership riformista democristiana... - Secondo me Veltroni si sta sparando una dose di Morfina intramuscolo, o almeno si è dato al pediluvio al Timo di Bottega Verde. - Un giro d'Italia di Parole per dire che stiamo nella merda. - E intanto le scissioni incombono, il 48, il 68, le p 38. - Ma è impossibile che le tette le stiano così su. - Guarda che prima Sophia Loren faceva la puttana. - Ma poi quel Ph sarà un latinismo... - Mina se n'è andata in Svizzera perchè aveva problemi fiscali. - Ah, e io che pensavo un raccoglimento filosofico alla cenobita style. - Ho sognato un'ammarata pasquale in Sicilia, insieme a un ragazzo bellissimo e al suo menefreghismo, ancora più titillante. C'era anche una nuova giocheria con Winnie the Pooh su via Banchi di Sopra. - Le mie sinapsi ricevono abitualmente la visita di sostanza psicotrope alle 5 per il The del pomeriggio. February 12 Lagnae. Ho una serie di voglie elencabili plausibilmente su quattro metri e mezzo di pergamena bifronte, ma la loro definizione mi sfugge, hanno il bordo sfumato dalla stanchezza, e dalla noia addomesticata. La metafora della mia voglia di vivere è il mio posacenere rigonfio.
Le mie riflessioni si sono sfibrate via via che l'impossibilità d'annotarle diveniva più pressante, e mi rimane l'ombra dei sogni, il loro margine superiore prima di addormentarmi la notte. Il resto è routine.
Avrebbe detto qualcuno che la noia è inerente, come il disturbo nel processo di cambiamento linguistico.
- Un ricercatore dell'università di Siena ha studiato il processo linguistico per cui in una zona che si estende dagli Appennini al Mare, la pronuncia di "ginepro" non presenta alternanza fonologica come nella restante parte della regione. Per cui se lì viene realizzata come ginebro e ginevro, in quest'area che ha per centro Siena, l'unica pronuncia plausibile è quella italiana corretta. Mi sa dire se si tratta di un cultismo postumo o di una derivazione latina diretta?
- ...
- Sta insinuando che ci troviamo di fronte a un fenomeno di irradiazione da Siena? Plausibilmente affini a questa operazione, il mantenimento delle sorde intervocaliche è da considerare un residuo di una precedente operazione di sonorizzazione arrestatasi.
- ...
- Lei mi sembra un po' incerta.
- ...
Ascolto storie di genere così diverso, così profondamente distante, da non ricordarne mai i dettagli, il che per me è cosa anche piuttosto comune, seppur frustrante. Il mio cervello lavora di notte come un mantice asmatico, ancora di più, una betoniera rotante dove il materiale del giorno si mescola con tutta la sua pesantezza inflessibile e diventa uno sciocco disegno di bambino. Con il cielo attaccato alla fascia superiore del foglio.
Sono così stanca che l'unica cosa che so dire è che sono stanca.
Sono così stanca che vorrei prendere a calci tutto il mondo, a iniziare dai tamarri partenopei della mensa universitaria fino ad arrivare ai chi con la corona di laurea, mi sbatte la sua maledettissima conquista con la stessa delicatezza di un'ape nell'occhio.
Poi per altro. C'è anche e sempre qualcos'altro di irracontabile, ma questa è un'altra storia, che plausibilmente non verrà mai raccontata.
January 28 L'Eudipte dal ciuffo. - Ho due mogli, tre mariti e un cane, la mia vita è piuttosto confusa, ma soddisfacente. Capisco vagamente dagli occhi e dell'aria di chi siano i miei figli, ma d'altronde nessuno sembra preoccuparsi di pretendere un possesso meramente sanguigno. Mi chiedo quanto la vita di coppia sia riportabile a un cliche di natura culturale, di ordine economico, di tranquillità senile, piuttosto che ad una presunta mansuetudine del genere umano come specie animale. Ho letto da qualche parte che le aquile e certe specie di pinguini svolgono una perfetta vita di coppia monogamica, dall'inizio alla fine delle loro esistenze, producendo una fitta prole evidentemente fornita di patrimonio genetico quanto più illustre possibile. - Ho letto che le persone si scelgono in base al sistema immunitario. Capito, una persona è attratta da un'altra persona in modo tanto più forte quanto più è la differenza dei reciproci sistemi immunitari, in modo da garantire alla prole un sistema immunitario indistruttibile. - Non riesco a infilarmi il preservativo... Alla polarità opposta ci sono le lumache. Le lumache sono ermafrodite. Si accartocciano l'un l'altra disegnando volute di dionisiaca e molle lascivia, al cui limite inferiore sta il ribrezzo. Sembrerà strano, ma le lumache sono più perverse delle aquile. Il problema fondamentale è che a un certo punto della tua vita, non provi più piacere nella scoperta di essere umani diversi da te. Interviene una certa dose di pigrizia, ad uno stadio evolutivo più avanzato diventa indolenza, e infine stato paranoico misantropico, per cui le due ore libere che hai nel giorno le impieghi nel cercare di ricordarti cosa ti piaceva fare durante i tre lunghi mesi di vacanze estive al liceo. Non lo ricordi, perchè la maggior parte di queste cose, non si adatta più allo spirito rigido dell'età adulta, sei tendenzialmente annoiato dal mondo e dalla sua ripetitività asfissiante, gli amici non si fanno più sentire, non ti ci trovi neanche più bene, e lo stupore è un ricordo lontano. - Ora capisco perchè certuni studiano la fisica. Per poter andare sulla luna, e sorprendersi. Ad una certa età diventa l'unico modo. E chi se ne può mai fottere del futuro disequilibrio mentale. Trovi una perturbante speranza nella stessa noia di un essere di sesso opposto, e pensi bene di diventare aquila e pinguino. Non è più tempo della ricerca. - Il Cavalier Prima-io, partì alla volta di Santo Domingo de Silos portando con se una borraccia di pelle di cane, dei gambali di pezza e una scatola di fiammiferi. Aveva sempre pensato che i fiammiferi fossero fondamentali. La sua era una Quete di natura tutta profana ed erotica, non c'era nessun fine missionario ed apologetico alla base, e tanto più ne fu tratta qualche anno dopo, dalla penna di un anonimo scrivano, un poema in lasse monoassonanzate della durata di 18.000 versi, nel quale venivano descritti i tentativi d'approccio del corpulento prode nei confronti di tutto il genere femminile che popolasse le Asturie a quel tempo. - 18 e vada a casa, su quale cazzo di manuale di filologia ha studiato? Bisognerebbe mantenere un alto profilo in termini di curiosità ed inquietudine, bisognerebbe sempre essere tesi come corde di violino, perchè là dove si finisce di cercare, lì si finisce di vivere. - E' arrivato il nuovo primus arbiter philosophiae, si spalanchino i portoni d'oro e si srotolino i tappeti rossi, lucidate le maniglie delle porte e bruciate cannella nei porta incenso. Essere aquila tutta la vita comporta il rischio di accumulare una dose non indifferente di interessi plausubilmente non spendili una volta finiti nel loculo, come cantava un noto bardo campestre del nostro secolo. Essere pinguino, poi, dal momento che non hai anche il pretesto di una degna apertura alare, un'apertura alare se non bella, almeno sufficiente a farti guardare il mondo sotto la luce poligonale delle mille e uno prospettive; essere pinguino significa che prima o poi nell'igloo ci trovi insieme alla pinguina, un altro pinguino. Magari no, magari un Eudipte! L'Eudipte è anche alla moda. Ha il ciuffo. In questo clima di riesumatio generale, è certamente una peculiarità allettante. - Non disapprovate dunque la mia vita? - Dico solo che a nessuno mai dovrebbe essere negato il privilegio della libertà, che è il più bello e sacro di tutti. - E ce ne infischiamo della morale comune! ________________________________ – Abbiamo avuto giusto un flirt, credo di avergli fatto un pompino, niente di che... – Davvero un pompino per te e niente di che? – Oh, scusami! No, voglio dire che non è un granché rispetto a quel che succede nel mondo: c’è George Bush, c’è la guerra in Iraq, c’è l'influenza aviaria, e poi ci sono i pompini. Che vuoi che sia a confronto, capisci? – Certo. Senz’altro. Bel paragone! Brava! – È un fatto secondario, non credi? – Veramente, io non lo trovo un fatto secondario parlando del più vasto schema politico delle cose. Infondo, se ci pensi, dopotutto è stato proprio un pompino a distruggere l’Ultima chance dell’America di avere una sana democrazia! January 26 - 23. - Non c'è bisogno della poesia per farti capire che ho le palle girate. Il punto è che in ogni microcosmo, per quanto minicellulare, ad ognuno è assegnato un ruolo. Se si vuole scendere al compromesso di una vita sociale, bisogna sobbarcarsi il fardello d'una parte assegnataci dalla quotidianità reiterata nel canovaccio della vita. Sono stesa su una spiaggia di sabbia rosa, guardo una fila di granchi verdi sfilarmi sotto le dita dei piedi, e le tartarughe scavare con i loro piedi a spatola le prime tane; il caldo è asfissiante, ho un cocktail di agrumi e due cannucce lunghissime, e sono sola con me stessa, due gabbiani che striano il cavo del cielo ed intorno ci sono le onde che si rompono con il loro scroscio di schiuma. Basta, non c'è nient'altro. Ritrovo al sole la bellezza sottile e inconoscibile della mia solitudine spersa, non ho nessuno intorno a cui dar conto dei miei passi, e se voglio succhiare una noce di cocco lo faccio aspettando che cada all'ombra delle palme. Ho un cappello di paglia a punta e sono su un risciò rosso, i raggi enormi delle ruote e il sudore di chi lo trascina con la sua casacca a draghi dorati. Attraverso la Cina sopra le creste del nasuto fuoco d'artificio che mi ha portato al trotto fino alla muraglia, ed intorno si sente solo la fragranza spessa, l'aria stopposa delle risaie puntellate di grembiuli. Non c'è nessun telefono, solo un'antichità di pagode e carpe giganti che si intravede sulla filigrana delle monete. Mi dondolo su un amaca di canapa e bevo mate, sospesa su storie sfibrate dal grammofono. Della maschia donnaccia di ferro di Parigi, c'è rimasto non altro che una sghemba striscia sbilenca sullo sfondo, visibile appena dalle inferriate. Niente inferriate anzi, un colpo di gomma, e ritroviamo l'ampiezza enorme d'un cielo divenuto marmoreo col tempo, ma respirante come nell'affanno dell'estate. - Apriamo gli occhi, la felicità non è tale se non condivisa. - Avevi detto che non c'era bisogno della letteratura per capire che avevi le palle a mille. Sono seduta su una sedia rotta e dura, ho lo stesso jeans da una settimana e forse ho dimenticato le mutande. Fuori piove di una pioggia affossante e noiosa, trita e grossolana, e dentro c'è l'odore pungente di un ordine artefatto per contrastare le spinte delle nevrosi crescenti. Sono stanca, sono nervosa, sono annoiata, non ho voglia di interagire con il mondo, ma il mio mondo che è diventato affollato e colloso mi reclama anche senza il bisogno del telefono, e c'è una moria di buone volontà, oramai valutate 7 euro al grammo, come un buon tocco di fumo, già troppo finito. Tutto è troppo decisamente di troppo. Troppo è la parola chiave. - Mari, ma ti sei fumata qualcosa? A parte questo, il problema non è nel contributo esterno, ma viene tutto dall'interno, e questo potrebbe costituire un guaio. - Se anche questa ragazzina ha l'impressione di ritrovare se stessa, c'è un motivo. - Se anche tu vuoi tornare a essere te stesso, chiama il numero 066.42.42 o ordina il catalogo. Vacanze Soleil. ![]() January 10 "vorrei dedicare questo pezzo a Ciccina91, ciao amore, ti amo tanto, sappi che non ti lascerò mai!" E sapevo che sarei andata incontro ai tuoi occhi inattesi [...] Non ho altro in mente, che due parole. Non c'è un'ipotesi che regga alla malignità del mediocre. Un'ipotesi risolutiva come l'illuminante intuizione dei detective in trench argento. Qualcuno scrive ancora dalle colonne di un'amaca che bisogna combatterla, qualcuno ancora c'è che crede ancora, evidentemente, alla riscossa dei meno contro la bruttura dei più. Taluni si giocano l'abito, la casa, l'asino e il figlio, per dimostrare un'illogica pretesa poetica contro l'inconfutabile attestazione aritmetica del più per meno meno. Saremo la coppia più bella del mondo. Danzeremo fino a che i nostri piedi non saranno radici, parleremo fino a che le nostre lingue non saranno petali, e il rumore dei nostri baci sveglierà i pulcini a mezzoggiorno, e le grondaie con la pioggia dentro saranno il sottofondo dei nostri umori diversi instabili e pieni. Saremo la coppia più bella del mondo. Con l'invidia dei terzi che ci dilania le mura di casa, e noi rimarremo sempre più inutili e fragili, fino a che i nostri cuori si fonderanno e non distingueremo più i nostri meriti dai nostri difetti. Saremo la coppia più bella del mondo, fino a che il torpore dei nostri impigriti corpi non lascerà che il corpo angustiato di una passione morente, e a noi basterà quello per ricordarci giovani e pavidi di fronte al punto interrogativo delle nostre vite. Saremo la coppia più bella del mondo, fino a che la stracca blasfemia della forza non ci impedirà di ricordare il primo sguardo che ci siamo dati, il primo pensiero impudico sulle reciproche natiche, e la bellezza delle mani, dei seni. E nello svegliarci insieme sentiremo solo il dispiacere dell'odore altrui, il suo ridicolo suono di persona viva, il suo corpo macabro come le rughe che prima non aveva, avvilirsi insieme e vicino al nostro. Tutto questo ci porterà a dimenticarci che fin dall'inizio tutto era sbagliato, e ci si nasconderà nella vana speranza di essere peccatori come troppi, e l'assoluzione della colpa è cosa certa, o l'inferno sarebbe sovraffollato, come il mondo. Guardarsi il culo per scorgersi una coda di paglia è operazione assai faticosa, per chi ha l'artritica schiena delle scimmie sorde e mute di un antico racconto. Meglio lasciar perdere, e addossare le colpe all'universo, a dio, al lattaio sotto casa, alla filacciosa dimestichezza dell'uomo a lasciarsi andare, senza ricordarsi mai che l'azione selvaggia è la sua prima prerogativa, in quanto mammifero e protoprimate. La vera rivoluzione sarebbe essere sinceri con se stessi e con gli altri fin dal primo minuto, oppure tenersi la menzogna con un sorriso stampato in bocca e una serpe allevata in petto. La vera rivoluzione sarebbe avere le palle per dirlo, oltre che per pensarlo. La vera rivoluzione sarebbe l'ironia di accettare che la storia si ripete, perchè i vizi hanno la stessa impeccabile coloritura smagliante e la gente ne sarà perennemente attratta. In fondo nessuno di noi ha infisso nel cervello il chiodo con l'aureola al neon. Sarebbe un dovere morale accettarsi nella propria infima mediocrità, e allevarsi pasciuti e contenti senza falsi dolori o false speranze. When the routine bite hard and ambitions are low and the resentment rides high but emotions won’t grow and we’re changing our ways, taking different roads then love,love will tear us apart again why is the dadroom so cold turned away on your side? is my timing that flawed, our respect run so dry? yet there’s still this appeal that we’ve kept trought our lives love,love will tear us apart again do you cry out in your sleep all my failings exposed? January 09 L'inno al tepore. Un concilio circolare di esimi specialisti del tubo idraulico, dopo esser stati condotti sul luogo incriminato e aver sapientemente esercitato le loro doti d'ingegno e la loro ampia preparazione in fatto di deviazioni del comune funzionamento organico dell'apparecchio, hanno stabilito, occhiali rotondi in punta d'arcuato naso, quanto segue: I termosifoni sono chiusi. Così fu che Maria Teresa scoprii che i termosifoni possono anche aprirsi e chiudersi, gioia e meraviglia, instupidito stupore e labbra tremanti, ora non più per la strenua resistenza al freddo spigoloso delle alture da terzo piano, quanto per l'incredulità e la certezza di una conquista. Ora i termosifoni sono aperti. Non si capisce con quanta inasettezza grammaticale sia possibile pronunciare una frase del genere, l'utilizzo dell'aggettivo viene solitamente affiancato a sostantivi quali: finestra, porta e nell'uso coerentemente fantasioso dell'italiano moderno, anche a luce. Fatto sta, che i termosifoni sono ora aperti, aperti come le labbra sugose di una ragazza in amore, aperti come le menti di Bertrand Russel, aperti come i lucernari sul mare, aperti come il cielo sgombro di nebbie a primavera. Aperti! Nelle loro vischiose vene di ceramica, sento la malia di un circolo benefico e guizzante, effondere nella mia camera, prima bugigattolo gremito di geli stratificati da settimane di desertica polvere, il calore, inviolabile diritto delle popolazioni civili (eccetto i Bpr, ovviamente). I termosifoni sono aperti. Aperti come l'occhio nel triangolo mistico, su un mondo obliquo, aperti come le pentole di riso nella mensa squassata dell'esercito in gamella e mutandoni di lana, aperta come il sorriso della farfalla di Neruda e del postino, aperti aperti! E chi più ne ha più ne metta. Li abbraccerei, i miei radiatori selvaggi e malandrini, ora che li vedo lì, ribollire di un grumoso tepore che ci avevano risparmiato per non si sa quale vendicativo istinto di bricconeria goliarda. Ah, termosifoni. Ora e solo ora possiamo permetterci di ascoltare Charles Mingus e mangiare biscotti britonici, in altro caso sarebbe stato più consigliato l'hard rock scandinavo e una tazza di brodo ai fagioli. ![]() January 05 Bollettino di guerra Iniziamo l'anno con un taglio decisamente polemico. Ci arrivano notizie fresche di walkie talkie - benchè minimamente disturbate dai ragli di una tecnologia desueta perchè legata a sani principi di risparmio - dalle nostre postazioni civili. Le rive del Ki- Dam Pal sono inondate da una fanghiglia pastosa e fetente, i koala dormono sui bambù piegati dalla pioggia scrosciante, i tamburi dei mandriani suonano i loro malumori ventrici. - Ci informano dal comando superiore che sono richieste maggiori doti di sintesi. - Ma io volevo... - Non c'è possibilità di contestare, la poesia lasciatela ai bardi e alla femmine in attesa. - Non c'è più rispetto per i veri intellettuali. Le rive del Ki- Dam Pal straripano. Il morale delle truppe è a terra, fumano sigarette arrotolate nell'etichette dure delle scatole di pelati. Qualcuno russa sotto le tegole di lamiera. - Il mero descrizionismo annoia. Vogliamo la notizia, o cambiate corrispondente di guerra. - Le assicuro, capitano, che abbiamo selezionato il più adatto, il più flemmatico, il meno propenso alla divagazione. - Così non ci pare. Siamo appostati sulle rive del Ki- Dam Pal. L'ultimo attacco risale a martedì scorso, è stato registrato dai nostri fonici, e viene sbobinato abitualmente dalle 3 alle 7 del pomeriggio, ore calcolate in base all'utilizzo di una meridiana azteca appartenuta allo zio del Ten. Col. Rodoarco Malerba, meglio conosciuto come Il Suadente. Si tratta di una colluttazione oratoria tra due dei principali esponenti del nostro esercito e del loro, si intende. Si è svolto sui pulpiti lignei di due faggi asiatici dalla foglia aghiforme, e cioè, per maggiore chiarezza delle vostre artritiche menti, sopra ai rami più nerboruti degli esili arbori in questione. La conversazione verteva su: Pregi e difetti dei cantica gaditana e applicazioni stilistiche nella muwassahat di Abd al - Rahman III. Alarico Pordenone, dell'esercito avverso stava giusto finendo di comporre un'hargat in anatolico, quando un lemure occhioambrato lo ha privato di papiri d'appunti d'importanza capitale, e la diatriba si è conclusa. Il nostro candidato, Bruno Pitale di Rovigo, ha dimostrato non solo una fervida e scattante capacità di risposta, un'elastica predisposizione al giuoco di parti, una bruciante e pepata attitudine allo scherno, ma anche una certo qual britannico possesso di fair play, se mi si passa il germanismo, interrompendo l'ascolto e la stilatura di risposta alla comparsa del suddetto primate. - Quali sono le manovre predisposte dal luogotenente? - Si è ferito, mio capitano. La pioggia non ci risparmia da giorni. Il clima tropicale decelera il movimento già stremato dei sinaptici incontri di menti, la competitività dell'esercito risente di una noia filacciosa e colloidale come i cirri del cielo. Un reo confesso è stato incatenato alla palizzata. La vergogna viola gli pende come un'arma damoclea sul collo, dopo che alle 5 di notte, il compagno di branda, Atelulfo d'Accadia, l'ha trovato a sfogliare giornaletti osè al posto dell'abituale lettura serale dei Cataloghi Regionali di Variabilità Linguistica del Rohlfs. La punizione, oltre all'immobilità forzata, consiste in un mese di astensionismo dal cinema polacco degli anni 20, di cui il suddetto reo confesso - che per rispetto della comunità demoniaca dell'errore, non verrà qui nominato se non con le sue iniziali MM -, è acuto studioso e interprete. Sui sedili di ciliegio e plexigas - i più li hanno scelti in virtù di una magra porzione supplementare di ripetizioni di sanscrito vedico alle 5 di mattina -, le truppe si annoiano. Sono soldati scelti, abituati a contrapporre alla blasfemia della semplicità, il sugo di tutto ciò che è pletorico e manieroso. Il cinema all'aperto, ricavato dalle lenzuole insudiciate dell'ultimo reo confesso, manda ciclicamente pellicole di cui i famelici non son mai sazi, nonostante le evidenti difficoltà. L'intera scena girata nel Porto di Odessa, di un noto film che non sto qui a ricordare, è rovinata da una filigrana violacea e da macchie intermittenti che provocano la commozione stendhaliana della matricola Brunichilde d'Aosta, detta La Piangente. - Provo ogni volta a fermare le lacrime quando vedo scendere la carrozzina, le ruote girare a vuoto gradino per gradino. Una Sensucht cosmica mi attanaglia lo spirito, sento comprimere nella stele marmorea del mio cuore, un humus composito di emozioni non freudianamente decifrali, ed è il pianto, libero sereno e denso. I soldati scelti la ascoltano, preparandosi pipe abborracciate. Alle 8 di sera, è tempo della distensione. In proposito, ecco un elenco delle letture leggere selezionate in gerdameria 4 giorni fa, e aggiornato a oggi, 5 Gennaio: Lexikon der romanistichen Linguistik, a cura di G. Holtus, M. Metzeltin, Ch. Schmitt, Tubingen 1998, previsto in 8 volumi rilegati in carta pergamena. E.J. Kenney, Testo e metodo: aspetti dell'edizione dei classici latini e greci nell'età del libro a stampa. Momigliano, The Classical Foundations of Modern Historiography, Sather Classical Lectures, Berkeley, University Press. Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino Anselmo D'Aosta, il Proslogion D. Indra, Engendering Forced Migration, New York, Berghahn Books, 1998 P. Loizos, The Heart Grown Bitter, Cambridge, C.U.P., 1981 Fugazzola Delpino M.A. et alii., Insediamenti e strutture neolitiche ed eneolitiche dell’Italia centrale in Atti XXXV Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria Renaud Dulong: Le témoin oculaire. Les conditions sociales de l’attestation personnelle. Paris, EHESS, 1998. [ La conversazione radio è stranamente interrotta] - Stavate dicendo del luogotenente ferito. - Ci stavo giustappunto arrivando. Eravamo al quarto attacco consecutivo dell'esercito nemico. Quel giorno, il corifeo glabro, Astianatte Patella, aveva presto a verseggiare in turco, recitando il canto del Guerriero Zoppo, manoscritto ritrovato, a loro dire, sul fianco destro di un codice miniato in minuta carolingia. Il luogotenente aveva schierato le truppe, erano in 8 contro 8, le uniformi splendenti, il sole a picco sulle loro palandrane e gli occhiali in punta di naso. Ci si giocava la fama, l'onore, con il declarato intento di sondare le capacità critiche dell'esercito, circa le origine della Letteratura Scandinava del XII secolo. Quand'ecco, il disastro. Senza che fosse in nessuna maniera prevedibile o frenabile, una spia, un'ignnobile esponente della becera manovalanza, uscì allo scoperto, inneggiando alla Banalità e quel che è peggio, all'Umiltà come a virtù. Parlava con la bocca agra di risentimento, questo è certo, sventolando la bandiera del suo qualunquismo da 4 soldi. Un'ignobile manovale, una donna, come detto. O forse ancora no. Sono state condotte indagini sul suo conto. Giovane, di una giovinezza turpe, un tripudio di vitalità, o quella che i più comuni credono tale. Un mistico minestrone di presunte qualità, da noi deplorate, quali: la spontaneità, la gioia di vivere, il piacere della frivolezza, la tendenza al gioco, un'indomita tendenza alla sdrammatizzazione, la grettezza della pragmaticità, una certa dose di deluso nichilismo, la vaghezza culturale dei principianti, l'amore per le piccole cose, l'orrore della minuzia, della retorica vuota, dell'affanno nella ricerca culturale. Ma soprattutto l'ironia. E con tutto questo carico di farse e pretese bandiere, ella sventolava davanti a noi, come fossero difetti, tutto ciò in cui crediamo fermamente: prima fra tutte, e non c'è bisogno di ricordarlo a voi, esimio stilatore dei nostri statuti, La vanagloriosa esposizione di ciò che sappiamo o fingiamo di sapere. Il luogotenente ha tentato di sventare questo suo kamikaze attacco, e nel farlo, si è ferito il molle arto superiore. I denti calciuti della manovale, hanno provocato un taglio che ancor oggi è ben lungi dall'esser suturato. Una cicatrice che durerà almeno altri 2 giorni. Piove, continua a piovere, sulle nostre teste chinate, sui nostri nasi bozzuti, sulle nostre gole arse dalla pienezza stratripante delle parole, che perdono il loro senso. Piove, continua a piovere, nascondendo alle orecchie la confusione dei nostri discorsi senza nocciolo, come le pesche che mangiamo per nutrire le nostre molli bocche. Piove, e continua a piovere, e gli eserciti si fronteggiano dietro metri erbosi di trincee. - Abbiamo perso la strategia, abbiamo perso la forza. - Ufficiale in Capo, confido in voi, confido nella vostra fede, e voi continuate a tener la testa alta e il mento in forze. La nostra missione va perseguita nei tempi, : Voi avete sulle spalle il fardello della Cultura Vuota, della Vanità, della Smargiassante Prosopea Fatua degli Intellettuali d'alto Borgo, anche se sappiamo benissimo d'essere piccoli e inutili. Ma questo è segreto di stato. Ricordate, sono valori imprescindibili. Allontanate la Semplicità, e continuate con le Metafore. Le Metafore salveranno il mondo! - O lo porteranno alla rovina. January 02 stronzate nervose Mi gocciola il naso. Ho mal di testa. I peli bianchi del mio gatto hanno invaso uno dei pochi maglioni puliti che mi sono rimasti, per di più con un misterioso buco alla fine della manica sinistra. Non ho voglia di togliermi lo smalto rosso, anche se dovrei, tanto capodanno è passato. Siamo già al 2, maledettissimo due, il secondo giorno dell'anno e già non sto facendo un cazzo come mio solito. Di diverso c'è che non mi sono neanche preoccupata di inanellare promesse a vuoto, a cui dovrei aggiungere una lista numeroscopica di ripensamenti. Continua a gocciolarmi il naso e non ci sono fazzoletti in giro. Continuo ad avere mal di testa. Continuo a sognare Luperini. - Signorina, lei ha preso il libro di cui mi ha parlato da questa lista, nevvero? - Proprio così professore. - Ora le racconto una storia. E giù a raccontarmi una storia splatter in stile Io non ho paura, con un bambino sperduto e fuligginoso che veniva nascosto, torturato, ammazzato, resuscitato, e fatto avvocato. O una cosa simile. Ho mal di testa, continua a sgocciolarmi il naso e non ho più roba pulita. Forse non l'ho mai avuta. I miei futuri possibili continuano a spalmarsi come petali di una margherita sacrificata. Odio che mentre scrivo ci sia gente dietro le mie spalle. Ho uno di quei momenti di collisione neuronale e odio verso la vita che solo questa casa e posto di merda riescono ad effondermi. Non ci sono scusanti, nè parole d'arte, non riesco nemmeno a scrivere, nè probabilmente lo voglio, ma sì cazzo in fondo lo vorrei proprio tanto, perchè non penso ad altro dal 20 Dicembre, e non ci riesco proprio. - Il bambino era custodito da due magnaccia vampirizzati all'epoca di Luigi XIV. Era una cosa del genere, con molti particolari, una trama lunghissima e tubolare (e porcazza la miseria, continuano a starmi alle spalle). Naturalmente era tutto sfocato e poco chiaro, e quelle cose sbrilluccicose dei sogni. Ho perso il bandolo della matassa. C'erano anche scheletri di pterodattili. Questo non so che cosa centri con Luperini ma forse vorrà dire che devo seriamente pensare a iscrivermi a Geologia, o robe del genere. December 16 . Rimedi alla solitudine, parte I. L'indio paralizzato da una caduta di cavallo, in Borges, ricorda tutto con il privilegio di mantenere la lucidità, non come quel caso umano di qualche tempo fa, troppo preso dai dettagli del mondo, e così perduto nei nembi di una follia terrifica, perchè graduale. Per poter affrontare la vita, così, ci insegna, occorrono le sfumature e una certa dose di imprecisata dimenticanza, o altrimenti penseremmo troppo spesso e con troppa ferocia alla falce che ci pende sul collo ogni giorno. La mancanza di memoria, il territorio inesplorato delle mie immaginazioni, l'appiglio teorico alle mie necessità di leggere ancora, perchè in fondo Azorin smette di farlo, conscio che i libri della Biblioteca sono tutti uguali, l'uno dopo l'altro, nella fissità delle loro righe e nell'imbecille statismo delle loro sostanze. Dimentichiamo veramente parte di quanto ci è accaduto? Non sarà piuttosto che questa porzione del passato serva da seme, da anonimo incentivo perchè si riparta nuovamente verso un destino che stupidamente avevamo abbandonato? Misera consolazione. Sì, dimentichiamo. Ed è giusto che così sia. Allora posso trovar la giusificazione alle mie pigrizie e alla mancanza di vita, se poi la nozione di tempo e memoria vanno sfilacciandosi all'ombra della necessità di mettere a fuoco solo ciò che è presente. Camminare su Pantaneto, e i piccioni morti, e le ombre della gente dietro i tuoi ombrelli spiegati in un cielo straripante e lungo una pioggia infinita. Tutto questo mentre la calca del presente si fa minuta e senza importanza. Poi, ritorni nei tuoi cent'anni di solitudine, e trovi il tempo e il modo di lasciarti vivere con la noia affianco, il privilegio più bello di tutti. Dicono che faccia male, che sia in fondo l'inizio di tutte le fini, ma pare si siano snocciolate con prodezza nel tempo dei poststrutturalismi, e a noi non rimane che l'ecologismo mal riuscito di mille riciclaggi. Un mezzo peso di rimpianti sulla bilancia dei valori, controbilancerà i tuoi futuri interrotti, se puoi permetterti di non far altro che ciondolare sui mille cuscini delle tue notti insonni? Dicono di no, dicono di si. Ogni giorno siamo un altro, ma ci dimentichiamo sempre che la stessa cosa accade ai nostri simili. In questo, forse, consiste ciò che gli uomini chiamano solitudine. O è così, o si tratta di una solenne imbecillità. Fili su fili che si sperdono in universi probabili, e labirinti cartacei. Fili su fili di tempi abortiti, discorsi intessuti, miglia calpestate. Il momento in cui si decide che il presente di ricorderà, sfuma un attimo dopo, quello stesso momento che sai, intanto non si sarebbe avverato se tu non avessi deciso di fermarti a comprare il prosciutto crudo. Immensamente salato, ora che ci penso. Ah , ma quindi scrivere e ciondolare non è che un modo per manifestare il mio rifiuto gretto al buontempismo. Niente a che vedere con la prosopopea sciocca di chi si butta nelle mischie. Sto parlando nella maniacale fermezza a centellinare i propri secondi, immersi nelle rete di pixel dei tuoi giorni sempre uguali e sempre diversi. Nessuno di noi potrà mai svegliarsi e decidere di ricostruire una sua giornata integralmente, dalla testa ai piedi del sole. Ci sarà sempre, e per fortuna, il dettaglio mancante. Io protesto contro coloro che sanciscono la loro morte giorno dopo giorno, decidendo che è giusto sentirsi vivere passando di palo in frasca, e dalle frasche al palo, con la fretta che gli consuma i calcagni e senza neanche poter, una volta giunti al giaciglio, riaggomitolare il tuorlo dell'uovo all'albume. Io protesto e sancisco lo stato metafisico della mia pigrizia, la reale unica forma rivelata da dio e dagli antichi per poter consumarsi in un declivio che non si sente, posto che la sua presenza sia accertata. Ogni giorno so che la mia guancia è solcata da un'ulteriore ruga. Nessuna crema al girasole la potrà fermare. Lo so, ma non lo sento, e non mi pento. E resto nuda, e manifesto. ____________ Nota 1: Cfr: Maria Teresa De Palma,Conversazioni al tavolo, Un latte più in compagnia di A. Mutis e J.L. Borges, Passigli editori, 2009, Buenos Aires. December 11 ___ Trovarono una lettera sul comodino, sui rispettivi comodini, purtroppo il privilegio dell'unicità era sfumato con il loro amore. Da quando era successo, una certa dose di narcisismo dissacratorio si era insinuato nei suoi discorsi, e per il resto tentava di vivere una vita assolutamente normale, per altro riuscendoci. Nella lettera, infiochettata, c'era scitto: Cari papà e mamma, buon Natale. Anche se non lo passeremo insieme, perchè io mi trovo sul Rio della Plata, a cercare pepite - il Klondike è stato prosciugato dagli eccessi del De Paperoni - vi penso molto. Il Natale è una crudeltà infinita quando non si ha la possibilità di stare insieme, ma ho approfondito una carta dell'epoca carolingia, trovandovi le prove inconfutabili che Giuseppe e Maria passarono il 19° capodanno, dopo il loro primo incontro avvenuto presso la falegnameria Arimatea s.p.a, lontani; volevano prendersi una pausa, e d'altronde i loro interessi divergevano su più punti, e Gesù era abbastanza grande per poter fare festini assieme a Giovanni e Maddalena, non avevano neanche il problema dell'alcool, date le note capacità taumaturgiche del pargolo santo. Così quell'anno, ognuno prese la sua via, e i Re Magi si chiusero in una piccola fumeria d'Oppio a Nazareth per festeggiare, e Maria mandò gli auguri al figlio con una cartolina litografata su cui compariva lei in compagnia di Alì, giovane moro riccioluto incontrato sulle rive del Mar Morto, dov'era andata a rilassare la sua malandata schiena. Questo per dirvi che non siete nè i primi nè gli ultimi ad avere certi problemi, e che in fondo, non vale la pena accumulare acidità di bile perchè non possiamo onorare il 2008° compleanno di uno pseudo santone palestinese, insieme. Detto questo, prendo pala e piccone e vado, devo spartire le fatiche della ricerca con il mio amante paraguayano. Baci. December 07 Un sonno lungo 20 anni Con le prospezioni a raggi X operate dai satelliti, e soprattutto misurando la distorsione ottica subita dagli oggetti che sono visibili dietro certi ammassi di galassie (Come se gli ammassi stessi fossero delle gigantesche lenti), l'astrofisica moderna ha calcolato che la densità media dell'universo non arriva nemmeno a un terzo di quella, di dieci alla meno ventinove grammi per centimetro cubo, che sarebbe necessaria perchè l'universo potesse chiudersi - perchè potesse, cioè, finita la fase di dilatazione, ricominciare a contrarsi. Questo significa che l'universo si dilaterà per sempre, che nessun punto è pensabile come eternamente estraneo all'universo - che il cosmo familiare non imploderà e non ne esploderanno altri, insomma che quest'universo dobbiamo tenercelo: che il nostro declino coinciderà col suo in una lenta vecchiaia irreversibile. Il monismo è stanchezza. Al mondialismo non si sfugge. Anche la natura dipende da una rete di rapporti gregari: perfino l'aspetto delle Dolomiti dipende da dove le comunità di molluschi del Cambriano decidevano di svernare. Un'unica società, la nostra, sta diventando il traguardo a cui tendono tutte le altre. Le diversità sono residuali e solo chi è preso da una smania velleitaria d'opposizione può sopravvalutarle. La mediocrità è comprensiva, benevola, volenterosa - sempre disposta a considerare gli altri (tranne un'inifima minoranza) come fratelli. La mediocrità è compagnona, adora il buonumore, il divertimento, lo spettacolo; la mediocirtà ama la vita; facilmente riconosce l'esistenza di esseri superiori e vi si sottomette, perchè sa che gli esseri superiori saranno buoni con lei (e moriranno presto). La mediocrità è fiduciosa, simpatica, apprezza i sentimenti - è indulgente nel valutare e sceglie sempre la strada più umana. La medioctirà vuole la pace, smussa i contrasti esasperati e ha fede nel buonsenso delle parti; sa che dalla violenza non c'è niente da guadagnare e che il bene proprio dipende dal successo del siste,a. La mediocrità è generosa, non pretende di concentrare l'energia su di sé, ma lascia che l'energia si diffonda dove la resistenza è minore. La mediocrità è flessibile, la mediocrità guarda avanti, la mediocrità collabora. Alla mediocrità appartiene la quiete dell'amore corrisposto: non rifiutiamo dunque d'essere comuni, se è questo il nostro contributo alla causa. ________________ Le parole che scrivo non sono mie, e magari lo fossero, o forse no, perchè mi arrogherei ancora a scapito della mia giovinezza in tripudio, la palma di dottore emerito in scienze dei nichilismi applicati. Le condivido ma non lo do a vedere, o in fondo mi sento comune a lui per un privilegio intellettuale che mi piacerebbe lambire, e invece che ancora intravedo traslucido dietro i vetri patinati della letteratura. Ho mangiato troppo pane e mi sento una palla rotolante fra lenzuola rosse, l'inverno è il tempo del the al bergamotto, non mi stancherò mai di dirlo - anche se i messaggi subliminali della Twinings fanno svuotare gli scaffali delle tisane alla conad - , il tempo delle pellicole invecchiate a suon di lacrime e soprattutto delle letture corroboranti, quelle che sai d'aver solo in parte toccato, ci sei piuttosto passata attraverso senza reale convinzione, andare in libreria e sbirciare solo i quarti di copertina. Molto di rado provo i vestiti appesi alle grucce, o modellati sul corpo di plastica del manichino. Ho imparato a farlo con il tempo, e comunque sempre mantendendo un certo tremulo imbarazzo, che non eliminerò mai se non a colpi di boccette di whisky. Penso sia una metafora del mio adattarmi difficilmente al mondo, e bravo chi lo capisce. Ah, e grazie a Walter Siti. |
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