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March 30 Tempistica sbagliataDue considerazioni a margine March 27 Noi- "Tutto è amore. L'universo non è che amore. Foscolo". Chi è? March 12 in una terra lontana lontana Ma! Domani che tipo di giorno sarà? Chiedevasi imperplimita, goffamente sparpagliata sul cuscino della sera. Attenzione alla Um francese. Un suono vocalico medio basso, vicino a una Vocale Posteriore aperta, senza per forza coincidervi. Che sonno. E' possibile essere perennemente abbarbicati alla sonnolenza, anche se fuori la primavera si intuisce solo guardando gli islandesi che vagolano insaccati in bluse smanicate? C'è sempre troppa roba a cui pensare, e fidati poi sarà peggio. Grazie, non avevo bisogno che di questo, uno sprint incoraggiatore. Avevo voglia di arrabattarmi da sola, ma ora non ce l'ho più e ho solo venti anni. Ho scoperto solo oggi che c'è una sezione libri rari, e ricordavo Napoli e Parigi. Anche Bologna, se era lei, grassoccia e rossa. Con la polvere sui risvolti lisi della copertina, e i fondi di fumetto, e il suono svogliato della carta straccia. Il bancarellaio con la pelle bruciata, il cappello fatto con la scatola del latte. Era tutto un universo di cartone, quando ancora si leccavano i francobolli per potersi salutare da lontano. Avevamo voglie insaziabili di riempire un tempo lungo e denso, una sbrodolata tinozza d'estati infinite, non ci passavano mai davanti e noi che stavamo lì, preoccupate di prenderle a calci. Poi, ti rendi conto che finisce anche quello, e che le amache si riappallottolano su loro stesse, perchè d'altronde il fico non c'è più. Ah, la nostalgia, e il fuoco familiare, la religone dei vezzi antichi. Quanta carne a macerare sul tavolo di gesso. Spleen. Spleeeen. C'è Mario? No. Oggi siamo piuttosto esausti, anche se peregriniamo in tondo in cerca di una concretezza che ci manca, e se la troviamo, tò eccoti, ma dove t'eri cacciata? In fondo è bruttina e bassa, e come tutte le cose sperate, non ne valeva la pena. Odio incontrollabile per la bruttezza. Mi impiccherei alla grondaia per i centimetri di fianchi in più. Odio sviscerato per la fronte ammaccata di Cxxx, censurata non per vergogna ma per ignoranza, ennesimo rigo nel mio libro nero dei tristi linguacciuti farabutti della mano alzata al cielo. Discrezione Timidezze Silenzi IcazziPropri. Santo Spiritello della Misantropia, non dirmi che ti vizio, sei il più sacro e meritorio delle mie icone, vieni a confessare un paio di cornuti, e sii sempre vicino al mio cuore. Distinti saluti, la ripudiata. March 07 _! Saremo grandi allora, con le sigarette in bocca e i tacchi a spillo, avremo sempre i capelli lunghi come fiumi, e ci guarderemo intorno tronfi e beoti delle nostre sicurezze arruffianate, sempre sul punto di spegnerci nell'apatia della ripetizione, con semplicità ineffabile. Ti sentirei forse appena senza sicurezze o virtù spigolosa e assente così placida e pigra e per sempre dimenticante. Sono sicura che avrei da ridire su tutto, se ne avessi la possibilità. Sono sicura che non c'è limite al peggio, che la sempiterna allegria è un arrogante tributo alla mediocrità, e ce ne infischiamo della miglioria e dell'eccezione, qui ogni giorno contiamo sulle dita di una mano la perpetua fragilità del fare contro la trepidezza misconosciuta e sottovalutata dell'assenza di gesti. Non c'è niente di meglio che evitare di agire. Siamo figli di un'insicurezza gravida di tempeste, e ce ne vantiamo sbadatamente senza pensare alle noste fortune. Guardatevi intorno, spaesati bambini in punta di piedi. State per diventare l'angolo supremo ed esteso dei vostri più immalinconiti pensieri. Troppe parole si riversano nella cornucopia dei non più segreti, troppe parole si gridano, quando bisognerebbe solo sussurrarle. Sentitevi imbecilli, perchè è quello che siete, e la fibra più vera dei vostri rifiuti è un pregiudizio antico come il cucco, e i vostri Sì sono l'allinearsi cupo di una serie di peregrini capricci. Oggi non c'è davvero sole che tenga alle mie nebbie, ma d'altronde meglio così. March 04 oggi sono di buon umorePer la prima volta dopo giorni, mi sto spegnendo. Abbiamo necessità impellenti di vario genere, di così strepitosa urgenza da farci dimenticare la piacevolezza di qualsiasi momento. Il tempo mi sfugge tra le dita con una brutalità insospettata, e io mi ritrovo a vagolare sui confini ultimi della mia inetta pigrizia, violentata come la mamma di Woody Allen dai cosacchi. Sono stordita, incupita e quel che è peggio non ho voglia di risollevarmi. Ho le palle a terra. No, non è un malessere premestruale, anche se potrebbe essere. E' un'accorta protesta premeditata e sofferta, un impeto di rancoroso malessere che mi germoglia nel petto da mesi a questa parte, affondando le radici in un humus sacro cosparso dalle più disparate acque. Limacciose. Non c'è nulla di apparentemente storto nella mia vita, che pure rimarrà per sempre, e ormai ci ho fatto il callo, il luogo di villeggiatura prediletto delle nevrosi di fine secolo e nei nichilismi di seconda mano. E non vogliamo neanche abbandonarci alla facile accusa nei confronti del mondo, delle persone, della vita ingiusta, della malignità divina, di Berlusconi che vuole vivere 120 anni, non c'è bisogno di nessuna teodicea del cazzo per giustificare la mia impotenza musiliana. Io mi lamento da 20 anni. Fra un mese ne faccio 21. Non ci sono ancora giunte notizie circa la possibilità di lamentarsi anche nell'utero materno, ma qualora la cosa potesse essere considerata fattibile - e fattibile con tutti i crismi richiesti dal caso, compresa una psicologia senziente -, siamo certi che io non ho mancato neanche a questo. Ma! E' pur vero, che le cose quando si mettono, si mettono. Quando per una serie di melliflue circostanze che ti son sfuggite di zampa, ti ritrovi impregnato nella macumba della vita, costretto a cianciarti i piedi per non perdere il ritmo di na danza che neanche ti piace fare, e invece non vorresti far altro che dormire dormire dormire forse sognare. Quando. Quando succede tutto questo, arrivederci Roma, è stato bello conoscervi, baci e abbracci in famiglia e annatevene un po' tutti affanculo. Ho le palle a terra. Avevo le palle a terra. Ora stanno applicando la cinetica rotante dei pianeti. Furiosamente sospinte dalla forza invisibile dello Smadonnamento cosmico, tentano di sollevarmi in volo; Si estende a tutto, nessuno ne è esente. I figli chiamano preoccupati le loro madri, i padri preoccupati chiamano le loro mogli che preoccupate chiamano i loro amanti. Un tornado meteopsicotico si sta levando polveroso e assassino dalle profondità della mia gonnella e del mio cervello straziato e scricchiolante; neanche le ciminiere dei complessi industriali britannici possono tanto. Dalle mie orecchie si leva la magmatica voracità di un fumo color carbone; dai miei occhi si intravedono gli spigoli roventi delle cantine di Efesto, e distintamente posso guardare due leonesse venirmi fuori dalla bocca come in un quadro di Dalì. La mia pazienza, la mia saggia e metodica medietà si sta spappolando alla luce di una nascente voglia di Sfanculaggio Procace ed Indifferenziato. Nessuno, ma proprio nessuno, ne sarà esente. Perchè io sarò pure buona e cara. Perchè io Alzo la voce se sto parlando con un professore Mezzo Sordo, perchè mi dispiace sul serio per lui, anche se mi ha fatto aspettare 1 ora e mezza davanti al suo merdosissimo studio di cartongesso, pur non dovendo aggiornare il programma dell'esame. Io Alzo la voce perchè mi accorgo che si è dimenticato l'apparecchio acustico a casa, e vabbene, non è un problema. Alzare la voce. Perchè io distribuisco sorrisi compiaciuti all'intera comunità accademica e oltre, anche se ti considero degno nemmeno di tagliarmi le unghie dei piedi, mezza sega, pustola mediocre, imbelle stereotipato calcinaccio reticente alla giusta vaporizzazione istantanea dei tuoi attributi di riproduzione. Però io ti sorrido. Però io sono gentile con te. Però io mi faccio il culo. Però io, un cazzo di niente. Perchè oggi non ho voglia neanche di tirare calci all'aria, ma neanche di guardarvi in faccia, voi che mi fate schifo e ribrezzo dal primo all'ultimo. |
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