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    March 30

    Tempistica sbagliata

    Due considerazioni a margine
    A margine di che poi?!
    Ai fanatici nostalgici del tempo che fu, che è, che sarà, in verità vi dico, che la mia lena scrittoria si sta eclissando sotto i colpi molesti di una fretta che non risparmia, mentre i soliti sogni di futuri possibili e passati ancor di più, si inanellano sulla mia volontà di immaginarmi sempre diversa.
    In questi giorni di pagine tracimate, ho la netta sensazione di vivere un tempo sbrodolato e senza bordi, sfortunatamente anche troppo breve.
    La megalomania ha i suoi limiti nel senso di realtà, ma d'altronde non c'è pericolo, semmai il contrario, una strenua tensione verso l'abbassamento. Abbasso i miei desideri, i miei sogni, le pretese, i livelli alcoolici, il tempo libero. Sto venendo meno al mio sacro primo e forse unico comandamento, risparmiarmi all'onnipotenza del fare a fini d'utilità. Risparmiarmi dico. Indirizzarmi all'aleatorietà di un'azione senza scopo e senza senso. Questo è il segreto della vita e della felicità rapsodica che ci illumina le giornate.

    Più sinteticamente. Stiamo coltivando sogni di gloria che culminino scintillante dentro boccali di rubinea Sangria, nella pancia tropicale di foreste di mangrovie, sulle canoe di canapa o sugli altari rinascimentali dell'Urbe Caput Mundi. La lontananza della meta aggredisce la mia pigrizia e mi condisce il posteriore di pepe. Quello che, fuori dalla barocca presunzione del mio linguaggio, chiamo Pepe al Culo. Non so quanto tutto questo abbia senso, vista l'inevitabile e morbosa ansia da Galletta Sotto i Ponti che mi divora fin dalla più tenera età
    (Qui ricordiamo il successo epico di: When I was just a little girl, I asked my mother what will I be. You will be poor, you will eat Gallettes Under the Bridges)
    Non so quanto tutto questo abbia un senso, ma ultimamente le pagine di calendario mi sembrano torce incendiarie, qui ci vorrebbe la molle inconsistenza del tempo di Alain Resnais, e scusate se è poco.
    La fretta, la sovrana, tiranna, puttana fretta. Mi sento talvolta così lontana dagli obiettivi del mondo, che la mia temeraria baldanza d'affrontarla con i crismi della concretezza, si incrina e si affloscia. Sento parlar di stipendi, bilanci, azioni e reazioni, e io mi guardo invece affastellata sulle mie mille carte prive di pragmatismo, e mi chiedo se mai sarà giusto sacrificare la naturale blandizia della mia attività agli imperativi categorici del Vivere Concretamente. Diavolo.

    All'Esimio Signor Dott. Calogero Pedemontano,
    con la Presente intendiamo informarla della fuga della sua legittima consorte, che qui non nomineremo se non con le Iniziali, per rispetto alla Vostra intimità, MTDP, in territorio straniero. Non ha lasciato nella legittima dimora, che l'ombra di qualche straccetto malandato, un libro di poesie di Juan Ramon Jimenez, e un'ottantina di pacchetti vuoti di sigarette, accuratamente nascosti nel baule del corredo, forzato per necessità di sopralluogo. Avvertita la polizia, e certi del suo pronto ritrovamento, Le inviamo distinti saluti.
    La servitù.


    March 27

    Noi

    - "Tutto è amore. L'universo non è che amore. Foscolo". Chi è?
    - Uno senza una lira.
    Cronaca di un amore

    March 12

    in una terra lontana lontana

    Ma! Domani che tipo di giorno sarà?
    Chiedevasi imperplimita, goffamente sparpagliata sul cuscino della sera.
     Attenzione alla Um francese. Un suono vocalico medio basso, vicino a una Vocale Posteriore aperta, senza per forza coincidervi.

    Che sonno. E' possibile essere perennemente abbarbicati alla sonnolenza, anche se fuori la primavera si intuisce solo guardando gli islandesi che vagolano insaccati in bluse smanicate? C'è sempre troppa roba a cui pensare, e fidati poi sarà peggio.

    Grazie, non avevo bisogno che di questo, uno sprint incoraggiatore.
    Avevo voglia di arrabattarmi da sola, ma ora non ce l'ho più e ho solo venti anni.
    Ho scoperto solo oggi che c'è una sezione libri rari, e ricordavo Napoli e Parigi. Anche Bologna, se era lei, grassoccia e rossa. Con la polvere sui risvolti lisi della copertina, e i fondi di fumetto, e il suono svogliato della carta straccia. Il bancarellaio con la pelle bruciata, il cappello fatto con la scatola del latte.
    Era tutto un universo di cartone, quando ancora si leccavano i francobolli per potersi salutare da lontano. Avevamo voglie insaziabili di riempire un tempo lungo e denso, una sbrodolata tinozza d'estati infinite, non ci passavano mai davanti e noi che stavamo lì, preoccupate di prenderle a calci. Poi, ti rendi conto che finisce anche quello, e che le amache si riappallottolano su loro stesse, perchè d'altronde il fico non c'è più. Ah, la nostalgia, e il fuoco familiare, la religone dei vezzi antichi. Quanta carne a macerare sul tavolo di gesso.

    Spleen. Spleeeen.
    C'è Mario?
    No.
    Oggi siamo piuttosto esausti, anche se peregriniamo in tondo in cerca di una concretezza che ci manca, e se la troviamo, tò eccoti, ma dove t'eri cacciata? In fondo è bruttina e bassa, e come tutte le cose sperate, non ne valeva la pena.
    Odio incontrollabile per la bruttezza. Mi impiccherei alla grondaia per i centimetri di fianchi in più. Odio sviscerato per la fronte ammaccata di Cxxx, censurata non per vergogna ma per ignoranza, ennesimo rigo nel mio libro nero dei tristi linguacciuti farabutti della mano alzata al cielo.
    Discrezione Timidezze Silenzi IcazziPropri.
    Santo Spiritello della Misantropia, non dirmi che ti vizio, sei il più sacro e meritorio delle mie icone, vieni a confessare un paio di cornuti, e sii sempre vicino al mio cuore.

    Distinti saluti,
    la ripudiata.
    March 07

    _!

    Saremo grandi allora, con le sigarette in bocca e i tacchi a spillo, avremo sempre i capelli lunghi come fiumi, e ci guarderemo intorno tronfi e beoti delle nostre sicurezze arruffianate, sempre sul punto di spegnerci nell'apatia della ripetizione, con semplicità ineffabile.

    Ti sentirei forse appena
    senza sicurezze o virtù
    spigolosa e assente
    così placida e pigra
    e per sempre dimenticante.

    Sono sicura che avrei da ridire su tutto, se ne avessi la possibilità. Sono sicura che non c'è limite al peggio, che la sempiterna allegria è un arrogante tributo alla mediocrità, e ce ne infischiamo della miglioria e dell'eccezione, qui ogni giorno contiamo sulle dita di una mano la perpetua fragilità del fare contro la trepidezza misconosciuta e sottovalutata dell'assenza di gesti. Non c'è niente di meglio che evitare di agire.
    Siamo figli di un'insicurezza gravida di tempeste, e ce ne vantiamo sbadatamente senza pensare alle noste fortune.

    Guardatevi intorno,
    spaesati bambini in punta di piedi.
    State per diventare
    l'angolo supremo ed esteso dei vostri
    più immalinconiti pensieri.

    Troppe parole si riversano nella cornucopia dei non più segreti, troppe parole si gridano, quando bisognerebbe solo sussurrarle. Sentitevi imbecilli, perchè è quello che siete, e la fibra più vera dei vostri rifiuti è un pregiudizio antico come il cucco, e i vostri Sì sono l'allinearsi cupo di una serie di peregrini capricci.
    Oggi non c'è davvero sole che tenga alle mie nebbie, ma d'altronde meglio così.

    March 04

    oggi sono di buon umore

    Per la prima volta dopo giorni, mi sto spegnendo.
    Fuori piove di una pioggia greve come non s'era visto da un po', la mia testa pulsa di tutta l'acqua sofferta in mattinata a causa della mancanza di ombrello.
    "Mi da un ombrello?"
    "Piccolo?"
    "Si"
    "Cinque euro".
    "..."
    (mortacci di sto indiano panzuto del cazzo con la pelle oleosa, lo pagavo di meno fabbricandomelo da me, stramurt).

    Abbiamo necessità impellenti di vario genere, di così strepitosa urgenza da farci dimenticare la piacevolezza di qualsiasi momento. Il tempo mi sfugge tra le dita con una brutalità insospettata, e io mi ritrovo a vagolare sui confini ultimi della mia inetta pigrizia, violentata come la mamma di Woody Allen dai cosacchi.

    Sono stordita, incupita e quel che è peggio non ho voglia di risollevarmi. Ho le palle a terra.

    No, non è un malessere premestruale, anche se potrebbe essere. E' un'accorta protesta premeditata e sofferta, un impeto di rancoroso malessere che mi germoglia nel petto da mesi a questa parte, affondando le radici in un humus sacro cosparso dalle più disparate acque. Limacciose. Non c'è nulla di apparentemente storto nella mia vita, che pure rimarrà per sempre, e ormai ci ho fatto il callo, il luogo di villeggiatura prediletto delle nevrosi di fine secolo e nei nichilismi di seconda mano.

    E non vogliamo neanche abbandonarci alla facile accusa nei confronti del mondo, delle persone, della vita ingiusta, della malignità divina, di Berlusconi che vuole vivere 120 anni, non c'è bisogno di nessuna teodicea del cazzo per giustificare la mia impotenza musiliana.

    Io mi lamento da 20 anni. Fra un mese ne faccio 21. Non ci sono ancora giunte notizie circa la possibilità di lamentarsi anche nell'utero materno, ma qualora la cosa potesse essere considerata fattibile - e fattibile con tutti i crismi richiesti dal caso, compresa una psicologia senziente -, siamo certi che io non ho mancato neanche a questo.

    Ma! E' pur vero, che le cose quando si mettono, si mettono. Quando per una serie di melliflue circostanze che ti son sfuggite di zampa, ti ritrovi impregnato nella macumba della vita, costretto a cianciarti i piedi per non perdere il ritmo di na danza che neanche ti piace fare, e invece non vorresti far altro che dormire dormire dormire forse sognare. Quando. Quando succede tutto questo, arrivederci Roma, è stato bello conoscervi, baci e abbracci in famiglia e annatevene un po' tutti affanculo.

    Ho le palle a terra. Avevo le palle a terra. Ora stanno applicando la cinetica rotante dei pianeti. Furiosamente sospinte dalla forza invisibile dello Smadonnamento cosmico, tentano di sollevarmi in volo; Si estende a tutto, nessuno ne è esente. I figli chiamano preoccupati le loro madri, i padri preoccupati chiamano le loro mogli che preoccupate chiamano i loro amanti. Un tornado meteopsicotico si sta levando polveroso e assassino dalle profondità della mia gonnella e del mio cervello straziato e scricchiolante; neanche le ciminiere dei complessi industriali britannici possono tanto. Dalle mie orecchie si leva la magmatica voracità di un fumo color carbone; dai miei occhi si intravedono gli spigoli roventi delle cantine di Efesto, e distintamente posso guardare due leonesse venirmi fuori dalla bocca come in un quadro di Dalì.

    La mia pazienza, la mia saggia e metodica medietà si sta spappolando alla luce di una nascente voglia di Sfanculaggio Procace ed Indifferenziato. Nessuno, ma proprio nessuno, ne sarà esente.

    Perchè io sarò pure buona e cara. Perchè io Alzo la voce se sto parlando con un professore Mezzo Sordo, perchè mi dispiace sul serio per lui, anche se mi ha fatto aspettare 1 ora e mezza davanti al suo merdosissimo studio di cartongesso, pur non dovendo aggiornare il programma dell'esame. Io Alzo la voce perchè mi accorgo che si è dimenticato l'apparecchio acustico a casa, e vabbene, non è un problema. Alzare la voce. Perchè io distribuisco sorrisi compiaciuti all'intera comunità accademica e oltre, anche se ti considero degno nemmeno di tagliarmi le unghie dei piedi, mezza sega, pustola mediocre, imbelle stereotipato calcinaccio reticente alla giusta vaporizzazione istantanea dei tuoi attributi di riproduzione. Però io ti sorrido. Però io sono gentile con te. Però io mi faccio il culo. Però io, un cazzo di niente. Perchè oggi non ho voglia neanche di tirare calci all'aria, ma neanche di guardarvi in faccia, voi che mi fate schifo e ribrezzo dal primo all'ultimo.